Strage in tribunale a Reggio Emilia, Ministero condannato anche in Appello
Dovrà risarcire gli eredi Demcolli con un milione e mezzo di euro: «Carneficina evitabile quella del 2007 con misure di sicurezza adeguate»
REGGIO EMILIA. Per quella strage che in un’aula del tribunale di Reggio, otto anni fa, costò la vita a tre persone e comportò il ferimento di altre due, il ministero della Giustizia deve pagare. Lo ha deciso la Corte d’appello di Bologna a cui il ministero di via Arenula aveva fatto ricorso contro la sentenza di primo grado che pure aveva sancito la responsabilità del Dicastero per quei tragici fatti, ingiungendo al ministero di pagare un risarcimento che pure andava oltre i parametri previsti dalla legge.
Ecco, l’unica concessione al ricorrente - in questo caso, lo Stato - un ridimensionamento delle somme da risarcire: in tutto un milione e mezzo di euro contro il milione 650mila stabilito in primo grado.
Quella mattina era fissata in tribunale l'udienza di separazione tra Clirim Fejzo e la moglie Vjosa Demcolli. L'uomo arrivò con una pistola e sparò contro la moglie e il cognato Arjan Demcolli, uccidendoli. A fermare il killer furono 2 agenti che, dopo essere rimasti feriti, spararono e uccisero Fejzo.
Nella sparatoria rimase gravemente ferita anche il legale che tutelava la donna in questa separazione, l’avvocato Giovanna Fava. Come in primo grado, anche al processo d’appello, l’avvocatura dello Stato che rappresentava il Guardasigilli ha cercato di far ricadere la responsabilità delle mancate misure di sicurezza sul Comune di Reggio, proprietario dell’immobile.
E nel rispondere in udienza alle rivendicazioni del Ministero che in appello ha continuato a negare la propria responsabilità per quel che accade quel giorno, l’avvocato che tutelava gli eredi di Arjan e Vjosa Demcolli, Cristina Cataliotti «i tribunali non possono essere parificati a qualsiasi luogo pubblico, perché in essi l'animosità, la litigiosità, i motivi di attrito e di scontro raggiungono livelli massimi. Vi si consumano tragedie umane, si frantumano vite, i sentimenti e le sensazioni risultano spesso amplificati», come dimostrato anche dalla recente strage nel tribunale di Milano. E questo assunto è stato condiviso anche dai giudici dell'Appello.
I tribunali, infatti, possono «divenire cornice perfetta per i gesti più eclatanti e, come nel caso, talvolta abietti». «Eventi - recita la sentenza scritta dal dottor Roberto Aponte che a Reggio ha passato buona parte della sua carriere prima come giudice istruttore e poi alla guida di collegi giudicanti sia in campo penale, sia civile - che, con probabilità prossima alla certezza, sarebbero stati evitati se solo si fossero adottate le cautele minime e certamente richiedibili ad un'amministrazione come quella appellante, attivatasi, non a caso, solo dopo l'enorme prezzo pagato dalla famiglia Demcolli».
Nella sentenza, in particolare si cita come responsabile della mancanza di adeguati sistemi di sicurezza il procuratore generale della stessa Corte d’appello.
Nel dettaglio alle figlie di Arjan, andranno 374.870 (Loretta) e 346.577 euro (Daniela e Alessandra). Alla moglie 350mila euro, al fratello 74mila. E il ministero rischia di dover pagare ancora: altri parenti hanno infatti intentato una nuova causa, pendente tuttora a Bologna.
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