Anche il Coin di Reggio Emilia terrà aperto a Ferragosto
Quasi sconsolato Enrico Gobbi, segretario della Fisascat: «In parlamento c’è una proposta di legge chiesta dalla Cei e ignorata da tutti»
REGGIO EMILIA. Dopo lo store “Sorelle Ramonda” anche il Coin di via Emilia San Pietro ha deciso di tenere aperto per Ferragosto. E il cartello “Shopping d’estate Sabato 15 agosto apertura straordinaria” che è affisso sull’unico ingresso del negozio che guarda sulla via Emilia San Pietro, - e che compare anche sul sito del gruppo - conferma che ormai non vi sono più remore a tenere i negozi aperti 365 giorni l’anno, come si dice in uno dei tanti commenti apparsi sul nostro sito a sostegno dei dipendenti e commessi obbligati a lavorare ormai tutte le domeniche e le festività.
E sono in diversi a proporre uno sciopero degli acquisti per Ferragosto e per sostenere coloro che vengono definiti ironicamente, ma non troppo, “i nuovi schiavi 2.0”. La nuova direttrice del punto vendita di via Emilia San Pietro (che conta una trentina di dipendenti) non rilascia alcuna dichiarazione, rimpallandoci alla direzione generale del gruppo Coin che ha sede a Mestre.
E non commenta nemmeno il fatto che a Reggio, a differenza di quanto avverrà nei negozi di Parma e Piacenza, l’orario di lavoro sarà continuato dalle 9 alle 20.Nelle due città vicine l’orario invece sarà spezzato, consentendo almeno ai dipendenti di poter pranzare in famiglia. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.11925386:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2015/08/12/news/sorelle-ramonda-aperto-a-ferragosto-la-rabbia-dei-dipendenti-1.11925386]]
«Ma tant’è, la diga è stata aperta», dice Enrico Gobbi, segretario della Fisascat - Cisl dell’Emilia centrale che dopo l’unificazione raggruppa gli iscritti di Reggio e Modena. «Purtroppo _ aggiunge _ dal 2011 dopo che il governo Monti ha abbattuto gli ultimi argini del decreto Bersani che almeno fissava alcuni vincoli, viviamo nell’anarchia».
In Parlamento giace una proposta di legge dopo una raccolta di firme della Cei e di Confesercenti per intervenire sulla materia, ma sottolinea Gobbi «nessuna forza politica se ne fa carico».
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