Coopsette, altri 60 giorni per sperare
Il concordato bis non è ancora pronto. Il tribunale ha concesso una proroga di altri due mesi. Immobili in un fondo separato
REGGIO EMILIA. Ci vuole tempo, almeno due mesi in più, per poter tentare di consolidare la proposta di rientro dei debiti di Coopsette. Fatto certificato ora dal giudice Luciano Varotti, che ieri ha concesso un proroga di 60 giorni alla cooperativa di costruzioni, che potrà così presentare il piano di concordato nell’ultima decade di ottobre. Il nuovo termine è stato concesso dopo alcuni giorni di riflessione da parte del tribunale, che dovrà poi decidere insieme ai creditori se tenere a galla la cooperativa di costruzioni di Castelnovo Sotto o se farla affondare sotto il peso dei debiti.
Il primo termine concesso era stato fissato per il 3 di agosto. Coopsette doveva presentare il secondo piano di concordato, chiesto a distanza di due anni dal primo. Ma i 60 giorni concessi alla cooperativa di costruzioni, però, non sono risultati sufficienti. Troppo complesso il piano bis per poterlo mettere a punto in appena due mesi.
Ecco allora che lo studio legale Sutich-Barbieri-Sutich e Bain Company - rispettivamente advisor legale e finanziario di Coopsette - hanno optato per l’allungamento del periodo inizialmente concesso. Un’azione prevedibile ma dall’esito non scontato, viste le insistenze di alcuni creditori, preoccupati per il mancato rispetto del precedente piano di rientro. Non era certo, infatti, che il tribunale concedesse un ulteriore termine.
Ma la richiesta è stata argomentata da Coopsette, che ha messo al centro la volontà di mantenere comunque la continuità aziendale - obiettivo ambizioso sul quale stanno lavorando i tecnici - e la possibilità di far confluire il ramo immobiliare in un fondo ad hoc per suddividere operatività e asset. Operazioni di finanza straordinaria che non si mettono in fila in pochi giorni.
D’altro canto la cooperativa ha già effettuato alcuni piccoli passi per tentare di allentare la presa: primo tra tutti la messa in vendita di uno dei suoi capannoni situati a Campegine (del valore di 7,3 milioni di euro), comune costretto ad alzare l’Irpef locale a causa del mancato versamento delle tasse da parte della coop (180 mila euro). Parliamo poi di un’azienda di costruzioni che negli dal 2011 ai 2013 ha svalutato patrimonio e tentato all’ultimo di pulire i conti, mettendo a segno una perdita monstre di quasi 190 milioni di euro, in attesa di tracciare un nuovo segno rosso nel bilancio 2014, ancora allo studio proprio per dar corso prima al piano di concordato.
Per ora l’unica certezza è il rinvio a giudizio dei vertici di Coopsette nel processo per la costruzione del villaggio di Campione del Garda, in attesa di una decisione similare per quello del tunnel della Tav di Firenze. I dirigenti della coop si sono tagliati gli stipendi ma il congelamento del prestito sociale - pur risibile rispetto alle somme in capo ad altre cooperative - ha creato nuovi malumori.
Ora il presidente Fabrizio Davoli sta cercando di mettere ordine a un quadro per ora confuso ma che nel nuovo piano di concordato verrà interamente ricomposto con tanto di potenziale soluzione per l’uscita dalla crisi.
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