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Roghi dolosi e usura: la 'ndrangheta a Reggio Emilia non è vinta

di Tiziano Soresina
Roghi dolosi e usura: la 'ndrangheta a Reggio Emilia non è vinta

Due ipotesi investigative dopo Aemilia per la cosca Grande Aracri: si è riorganizzata, oppure ha stretto un'alleanza con Cosa Nostra

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REGGIO EMILIA. Decine di arresti, maxi sequestri di beni, inchieste ancora aperte su altri versanti: dal novembre 2013 vi è stata – nel Reggiano e non solo – una massiccia azione di contrasto nei confronti della cosca Grande Aracri con “cuore pulsante” a Cutro (Crotone), ma grandi affari e forza d’intimidazione pure al Nord (specificatamente nella nostra provincia secondo quanto ricostruito dalle indagini della Dda di Bologna, sulla scorta anche delle rivelazioni di alcuni pentiti).

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Un’aggressione degli investigatori al clan coincisa anche con due pesanti condanne (entrambe con pene di trent’anni, anche se si tratta di sentenze non passate in giudicato) che hanno raggiunto Nicolino Grande Aracri, cioè quello che gli inquirenti ritengono da tempo l’indiscusso capoclan. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.11942653:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.11942653:1649481681/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Con la “mente” in carcere e con misure restrittive pure per chi – secondo l’Antimafia – gestiva i loschi affari nella nostra provincia (Nicolino Sarcone, Alfonso Diletto, Michele Bolognino, Francesco Lamanna ed Antonio Gualtieri), è indubbio che alla cosca sia stato inflitto un duro colpo sia in Calabria che nel Reggiano. Un indebolimento che, però, non pare proprio aver tagliato di netto i tentacoli delle infiltrazioni del clan Grande Aracri nel tessuto economico di Reggio e provincia.

Qualche “segnale” – infatti – che le attività illecite marchiate ’ndrangheta stiano proseguendo è arrivato anche in questi mesi di arresti e clamorose operazioni antimafia. Stiamo alludendo agli incendi dolosi. Anche se vistosamente calati rispetto agli anni di fuoco 2012-2013-2014 (un’ottantina i roghi nella notte con per lo più auto avvolte nelle fiamme e circa la metà di quegli episodi erano finiti all’attenzione della Dda) non sono però spariti, anzi. E stiamo parlando di un reato-spia che lascia intuire un’attività intimidatrice mafiosa (se non paghi ecco quello che ti succede...). [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.11833588:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2015/07/25/fotogalleria/cantiere-dell-ex-polveriera-le-immagini-dell-incendio-1.11833588]]

Tanto per stare agli ultimi tempi, fanno pensare gli incendi a Gualtieri (un escavatore in fiamme) e in città nell’area dell’ex Polveriera (bruciati i prefabbricati di cantiere utilizzati a ufficio e spogliatoi), per non parlare del danneggiamento della sede del Centro di documentazione sulle mafie di Reggio (infranta la vetrina in pieno centro, in via Filippo Re). [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.11942652:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.11942652:1649481681/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Più difficile da stanare l’usura, ma la sensazione fra gli inquirenti è che questo odioso fenomeno non si sia per niente interrotto (al “cravattato” interessa salvare la propria attività, il che non favorisce la denuncia, diventando così connivente e preda allo stesso tempo). Inoltre la maxi operazione antimafia Aemilia ha sin qui solo in minima parte scoperchiato le complicità in salsa reggiana (professionisti, imprenditori e gli appoggi politici indispensabili per mettere le mani su appalti e subappalti). E’ anche vero che su questa “zona grigia” le indagini della Dda proseguono, ma al momento questa “sponda” non indifferente per il clan rimane. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.11942654:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.11942654:1649481681/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Fonti investigative qualificate delineano un dopo-Aemilia che non “parla” certamente – per Reggio – di un clan Grande Aracri sconfitto, anche se la spiegazione può essere duplice. O la cosca ha avuto la forza di rimpiazzare in fretta i posti-chiave (per non parlare del fatto che le carceri sono ambienti troppo permeabili e da lì partono purtroppo “ordini” e progetti), oppure è in atto un’alleanza (transitoria?) fra il clan non più così dominante ed altri gruppi di matrice ndranghetista presenti sul territorio, se non con gruppi mafiosi diversi (si sussurra di Cosa Nostra, indagini alla mano ben presente nel Parmigiano). E per gli affari legati alla droga vi sarebbero consolidati “contatti” con gruppi albanesi.

Insomma, c’è ancora tanto lavoro per l’Antimafia.

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