Shopping anche nei festivi, l'esperto: "Fenomeno irreversibile"
Vanni Codeluppi: le città sono più vive, ma servono interventi della politica per garantire i soggetti deboli come i lavoratori e il piccolo commercio
REGGIO EMILIA. «Ci sono i pro e i contro». Nella frase di Vanni Codeluppi, reggiano, sociologo dei consumi e docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università Iulm di Milano c’è il sunto estremo di quel che è stato, a Reggio e provincia, il discusso shopping di Ferragosto, nato dalla decisione di Coin (in città) e dello store Sorelle Ramonda (a Montecavolo di Quattro Castella) di aprire - a orario continuato - nella giornata di Ferragosto. Prima gli appelli dei sindacati a disertare i negozi, poi i commenti sul web, divisi tra chi era e resta fermamente contrario alle aperture selvagge e chi invece difendeva la libertà d’impresa e quella del consumatore di fare shopping anche il 15 agosto.
I pro e i contro, dunque, ma partendo da una considerazione difficile da smentire: il mondo, non solo Reggio, va in quella direzione e le armi di chi si oppone sono sempre più spuntate...[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.11939457:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2015/08/15/fotogalleria/allo-store-sorelle-ramonda-va-in-scena-lo-shopping-di-ferragosto-1.11939457]]
Professor Codeluppi, dopo i supermercati, anche gli altri settori del commercio hanno rotto il tabù delle feste comandate. Non c’è pace nemmeno a Ferragosto...
«Tenga conto che siamo ancora dentro una crisi economica pesantissima, che si trascina dal 2008 e che in modo particolare ha colpito, tra gli altri quei settori merceologici che vendono generi non di prima necessità. L’abbigliamento è indubbiamente un settore in cui il consumatore, in questi anni, ha certamente provato a risparmiare. E il settore ha provato e prova a restare a galla in qualunque modo. Pensiamo solo al tema dei saldi: ufficialmente sono regolati, di fatto, ormai, in forma cammuffata, ci sono tutto l’anno».
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Resta il fatto che queste liberalizzazioni sulle aperture festive non hanno mai portato grandi guadagni...
«In realtà, e la situazione europea di questi mesi lo dimostra, è tutta la politica neoliberista che ha mostrato i suoi limiti. Nel caso specifico, queste liberalizzazioni favoriscono i grandi gruppi, a danno dei piccoli esercizi commerciali».[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.11939400:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2015/08/15/fotogalleria/buona-affluenza-al-coin-nel-giorno-di-ferragosto-1.11939400]]
Sul nostro sito, i commenti a questa deregulation sono in gran parte di solidarietà ai lavoratori costretti a rinunciare a passare il giorno di festa con la famiglia. Ma ci sono anche coloro che rivendicano il diritto di fare shopping quando vogliono...
«Non v’è dubbio che il consumatore abbia oggi molte possibilità in più di quante non ne avesse in passato. E allo stesso modo credo che le stesse città, con i negozi aperti anche d’estate, siano meno tristi e anonime che non con tutte le serrande abbassate. Anch’io ho letto i commenti al vostro articolo online ed è evidente che c’è una larga fetta di pubblico che condivide questa deregulation. Piuttosto il problema è un altro».
Quale?
«Questo sistema permette di sopravvivere soltanto a chi ha le spalle larghe. Solo i grandi gruppi riescono a sostenere aperture 365 giorni l’anno e gli altri i piccoli, sono destinati a scomparire. E questo è certamente un danno per l’offerta in senso lato, una offerta che rischia l’omologazione e una città che rischia di essere uguale alle altre. Per questo la politica dovrebbe intervenire per difendere i soggetti deboli».
Lei parla di soggetti deboli: si riferisce ai piccoli commercianti o anche ai lavoratori?
«Certamente anche a questi ultimi: una politica come quella che viene definita neoliberista e che ha preso piede in questi anni ha indubbiamente portato una maggiore libertà, ma ha anche portato dei danni. Danni culturali e sociali, come l’impossibilità dei lavoratori di avere una vita di relazione a causa di turni senza festività».
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