Gazzetta di Reggio

Reggio

«Allarghiamo i controlli antimafia a bar e ristoranti»

di Elisa Pederzoli
«Allarghiamo i controlli antimafia a bar e ristoranti»

Il vice sindaco Sassi rilancia: non solo l’edilizia è a rischio, e chiede la costituzione di un pool inter-istituzionale

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REGGIO EMILIA. Estendere i controlli antimafia al terziario e costituire un “nucleo interistituzionale” per definire procedure e scambiarsi informazioni. Sulla lotta alla criminalità organizzata, alle infiltrazioni e al radicamento, interviene il vice sindaco di Reggio, Matteo Sassi, mentre va avanti la discussione sul “Protocollo di intesa per la prevenzione dei tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata nel settore degli appalti e concessioni dei lavori pubblici”, a cui da mesi sta lavorando l’assessore Alex Pratissoli con lo staff tecnico del Servizio Urbanistica/edilizia.

E’ proprio questo il punto sui cui pone l’attenzione il vice sindaco: dopo l’inchiesta della Dda “Aemilia” si sta cercando di stringere le fila contro il rischio infiltrazioni nei settori più a rischio, quali appunto quello dell’edilizia, ma ci sono anche tanti altri punti per così dire sensibili che non dovrebbero essere tralasciati.

«Quello che Aemilia ci ha fatto capire è che quella sul nostro territorio è una mafia soprattutto di tipo economico e che non dobbiamo parlare solo di forme di economia pubblica ma anche privata. Da questa considerazione è partita l’idea di un protocollo che non riguardasse solo gli appalti pubblici, come già avviene dal 2011, ma anche l’edilizia privata. Ma a questo punto - evidenzia il vice sindaco - la riflessione che pongo è: perchè non estendere a tutto il resto delle attività private, tipo il commercio, il terziario, i servizi, con particolare attenzione ad alberghi e ristoranti, bar e pizzerie?».

E prosegue: «Perchè se ristrutturi casa è giusto un sistema di verifica per sapere chi ti entra in casa, rispetto al permesso a costruire vediamo poi chi lo fa.? Ma poi magari vai a mangiare una pizza e non ci sono controlli su chi ha rilevato quella o quell’altra pizzeria?». E proprio l’inchiesta Aemilia ha dimostrato come proprio ristoranti e bar siano finiti sotto la lente, per sospette cessioni e giro di soldi.

Collegata a questa, la seconda proposta di Sassi. «E’ chiaro che più si amplia il ventaglio dei controlli antimafia, più aumenta la mole di lavoro. Da qui l’esigenza di creare una struttura che abbia una fisionomia e una riconoscibilità, risorse, a comincare dal personale» chiarisce il vice sindaco.

Che spiega: «Non ci immaginiamo degli 007, però, personale amministrativo e funzionari che arriva da diverse istituzioni con ciascuno le sue competenze. Bisognerà mettere insieme risorse umane e organizzative. Fare un salto di qualità per rafforzare la prevenzione e anche il radicamento della malavita». Matteo Sassi guarda anche oltre. Alla creazione di una esperienza e una «cultura dell’antimafia» che possa in qualche modo fare ad apripista a iniziative anche di tipo normativo, a livello nazionale.

«Potrebbe essere un’esperienza che potrebbe essere guardata con interesse anche da fuori Reggio. Una buona prassi potrebbe diventare una regola, che indica come operare e con quali strumenti. E’ un tema interessante ora che si sta discutendo di riforme istituzionali». E conclude: «Secondo me ci sono tutte le condizioni per fare tutto questo, sia per gli ottimi rapporti che ci sono tra istituzioni sia per ragioni politiche: come dimostra l’ok di tutti i sindaci alla costituzione di parte civile in Aemilia. Non è un tema solo politico in senso alto, ma amministrativo».

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