Folle fuga, il 50enne è stato scarcerato
Per il gip non c’è la prova che volesse uccidere agenti e carabinieri speronati. Ora ha l’obbligo di firma
REGGIO EMILIA. Non è più in carcere il 50enne Antonio Parisi che una settimana fa ha seminato il terrore fra Rubiera e Reggio, facendo correre rischi non indifferenti non solo alle forze dell’ordine (polizia e carabinieri) che l’hanno inseguito mentre fuggiva al volante della sua Bmw, ma anche agli automobilisti che l’hanno incrociato durante quell’inseguimento a tutto gas.
Il gip Giovanni Ghini ha ritenuto che non via sia la prova che il 50enne volesse quella sera uccidere qualcuno (il pm Isabella Chiesi ha, invece, ritenuto sussistente il tentato omicidio in due occasioni, cioè quando agenti e carabinieri hanno rischiato di essere investiti), mentre rimangono in piedi le altre due accuse, cioè la resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento (speronate due auto di servizio) e porto abusivo di oggetti atti ad offendere (il 50enne aveva con sè un bisturi).
Il giudice Ghini ha comunque applicato una misura restrittiva: Parisi ha l’obbligo di firma quotidiano nella caserma dei carabinieri di Rubiera.
Il 50enne – che lavora come operatore socio sanitario al Policlinico di Modena ed è difeso dall’avvocatessa Vera Sala – ha spiegato nell’udienza (tenutasi in carcere) di aver perso la testa quella sera, legando la folle fuga in macchina a tutta velocità con i gravi problemi sentimentali con la compagna (che vive con lui in un appartamento a Rubiera) con cui aveva litigato. «Sono andato nel panico vedendo tutte quelle forze dell’ordine, chiedo scusa a tutti».
Le forze dell’ordine erano state chiamate dai vicini di casa, allarmatisi per la piega che stava prendendo nel cortile condominiale il litigio fra i due conviventi. Da qui è partito il rischiosissimo inseguimento.
Una volta bloccato, il 50enne ha detto di aver sniffato cocaina prima di quel pandemonio, ma sul punto non vi è ancora la conferma delle analisi, inoltre non è stata trovata droga nella sua abitazione che è stata perquisita.
Sul bisturi che aveva con sè ha detto di averlo preso al Policlinico di Modena per volutamente danneggiare – quel giorno – il sellino della sua bicicletta (va a lavorare in treno, poi inforca nella stazione modenese le due ruote) e renderla così meno appetibile per i ladri e non farsela così rubare.(t.s.)
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