Moschea in via Gambara? «Pregano, va bene così»
Correggio: fa discutere la notizia dell’affitto del negozio all’associazione Assalam Molti residenti sono tolleranti ma c’è chi parla di «attività abusiva da controllare»
CORREGGIO. Ha suscitato profondo scalpore tra i correggesi la notizia dell’affitto dell’ex negozio di via Gambara 8 all’associazione islamica Assalam. Da una parte c’è chi sostiene che gli appartenenti all’associazione si riuniscano per praticare il culto islamico in modo abusivo, rendendo quei locali, di fatto, una moschea. Una versione supportata anche da un cartello affisso al piano terra dello stabile, che riporta un testo in cui si parla espressamente di “moschea”.
Dall’altra parte c’è chi non si lascia sconvolgere dal fatto che più musulmani si radunino insieme in un unico luogo, a patto che vengano rispettate le regole e che si tenga sotto controllo l’attività che viene esercitata in via Gambara, per evitare che sfoci nel fondamentalismo. I residenti delle vicinanze di via Gambara sembrano appartenere a questo secondo gruppo di persone.
«A me non hanno mai dato fastidio – esordisce sicuro Paolo Davolio, titolare di Sphera, negozio di computer collocato proprio di fronte allo stabile preso in affitto dai musulmani – so che ci sono tante persone contrarie al fatto che l’associazione islamica si raduni lì. Io però conosco tante persone che frequentano quel luogo, tanti corrieri che vengono qui per lavoro. Sono persone tranquille, non ci sono mai stati problemi e ritengo debbano essere liberi di esercitare il proprio culto in modo democratico. E poi – conclude tra il serio e il faceto – se prendono di mira qualche luogo nelle vicinanze quello sarà l’ultimo posto dove colpiranno».
Dello stesso avviso Martino Belluzzi, che sta facendo uno stage in un’attività nella zona di via Gambara. «Penso che ci debba essere tolleranza. E che debba regnare umanità verso queste persone – dice – che devono essere libere di radunarsi».
A volere che le attività che si svolgono nei locali di via Gambara siano tenute sotto controllo è Fabrizio Beltrami, che lavora nello stabile accanto a quello frequentato dall’associazione Assalam. «Non hanno mai dato fastidio – dice –. Certo, la sera, quando si ritrovano, si sente nitidamente che stanno pregando. Mi piacerebbe che ci fosse attenzione su quanto si svolge all’interno e poi anche su uno scarico fognario che hanno creato di recente: non so se sia stato fatto correttamente».
Il proprietario dell’immobile che ha affittato i locali all’associazione, Luciano Romani, è tranquillo. «Problemi non ne hanno mai creati – spiega – ogni tanto notiamo assembramenti di biciclette quando si riuniscono, ma non è un fastidio». Alberto Marastoni spera invece che «vengano tenuti sotto controllo, perché non si formino cellule terroristiche che sono nate altrove in luoghi simili».
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