«Un boato e l’elicottero si sbriciolò nella nebbia»
COLLAGNA. Sono passati 25 anni, ma quella mattina Gabriele Colombani, di Castelnovo Monti, da sempre appassionato di Appennino se la ricorda ancora benissimo. Era con amici a campeggiare sul Ventasso,...
COLLAGNA. Sono passati 25 anni, ma quella mattina Gabriele Colombani, di Castelnovo Monti, da sempre appassionato di Appennino se la ricorda ancora benissimo. Era con amici a campeggiare sul Ventasso, quando il rumore di un elicottero di passaggio filtrò nella nebbia della mattinata e fu il preannuncio della tragedia che avvenne pochi minuti dopo. Erano passate da poco le 8.30 del 18 agosto 1990. «La notte prima - racconta Gabriele Colombani - con altri tre amici avevamo dormito in tenda sulla cima del Ventasso. Quando ci svegliammo alla mattina, eravamo circondati da una nebbia fitta, ed allora abbiamo deciso di scendere più in basso. Siamo arrivati fino al Lago Calamone. Anche lì c’era molta nebbia, e ad un certo punto abbiamo sentito il rumore di un elicottero». Le condizioni meteo erano fortemente avverse dunque, ma nessuno si poteva aspettare quello che accadde di lì a poco. «Dal rumore si capiva che l’elicottero volava lentamente - prosegue Colombani -, ma ad un tratto si sentì uno schianto e un fortissimo boato». «Sono in mezzo ad una sfilacciatura di nebbia. Stiamo completamente dentro ad una nube»: erano state queste le ultime parole del pilota Claudio Marchini registrate durante il tragico volo, prima dello schianto. Anche i quattro ragazzi capiscono immediatamente che è successo qualcosa di molto grave. «Ci siamo subito rimessi in cammino, anche se non sapevamo per dove perché avevamo solo sentito questo boato ma non vedevamo nulla in mezzo alla nebbia. Siamo tornati fino alla cima del Ventasso, poi siamo ridiscesi sull’altro lato del monte, lungo la sassaia e ad un tratto ci siamo trovati proprio nel punto dell’impatto». Una scena che resta indelebile anche ad un quarto di secolo di distanza: «Era una scena terribile. C’era anche lì nebbia fitta, e poi delle fiamme in diversi punti. E dappertutto, in una zona circostante per un raggio di circa 70–80 metri, frammenti dell’elicottero, il più grande un pezzo della coda lungo circa 2 metri. Ricordo anche che la grande bombola di ossigeno, che allora era presente sui mezzi di soccorso, era stata scagliata a 30 metri di distanza. Fra tutti questi frammenti c’erano poi disseminati i resti delle persone che viaggiavano sul mezzo. Sembrava una scena infernale». (l.t.)
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