Casalgrande Padana: 80 milioni di utili nei sei anni della crisi
Risultati record per la multinazionale tra il 2009 e il 2014 bene l’estero: resta leader grazie a investimenti e marketing
CASALGRANDE. Mentre ci sono impresari edili che non sanno più a che santo votarsi per tornare a galla, a Casalgrande c’è chi continua a incorniciare bilanci record nonostante le sue sorti siano strettamente collegate a quelle del mondo delle costruzioni.
La bacheca dei record è idealmente posizionata in via Statale, quartier generale della Casalgrande Padana, azienda dell’omonimo comune e leader nella produzione di cermaca e gres porcellanato, che impiega 600 addetti diretti - a cui vanno aggiunti altri 500 della controllata Nuova Riwal - e che negli ultimi sei anni, dal 2009 al 2014, quelli della crisi nera per l’edilizia, è riuscita a segnare oltre 80 milioni di euro di utili a livello aggregato. Ogni anno, infatti, il risultato netto si aggira attorno al 20% del fatturato, che è sempre rimasto poco sotto quota 200 milioni di euro. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.11960280:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.11960280:1649489357/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Un indice di efficienza altissimo che genera una forte rotazione del capitale e una capacità di investimento grazie alla quale viene spesso segnato il solco rispetto alla concorrenza in un settore ad alto grado di innovazione tecnologica. Perciò, durante l’epoca dei fallimenti - basta ricordare la sparizione di una ceramica storica come la Majorca di Scandiano - la Casalgrande Padana ha continuato a mettere tantissimo fieno in cascina nonostante le gelate sugli ordini che hanno portato alla chiusura molti concorrenti anche nel distretto della ceramica di Scandiano e Sassuolo.
Parliamo infatti di una realtà attiva con 6 stabilimenti nel mondo e in grado di raggiungere tramite la propria rete commerciale ben 70 paesi esteri. Una copertura da prima della classe nonostante si parli di ceramica - materiale che comporta alti costi di distribuzione visti gli ingombri e il peso - ma che vale all’azienda presieduta da Franco Manfredini l’appellativo di multinazionale. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.11158797:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2015/04/01/fotogalleria/expo-2015-il-padiglione-vanke-della-cina-e-orgoglio-reggiano-1.11158797]]
Se in Italia i cantieri sono ormai rarefatti, all’estero c’è la giusta valvola di sfogo per rifornire i cantieri di nuove realizzazioni come centri commerciali, residenze private, edilizia pubblica, piscine fino ai rivestimenti dei grandi palazzi. Scuole, centri direzionali e hotel disegnati spesso dalle grandi firme dell’architettura internazionale, come lo studio torinese di Massimiliano Fuksas, con i quali la Casalgrande Padana ha stretto un proficuo sodalizio.
Senza scordare poi il prezioso rivestimento dell’architettura all’Expo di Milano 2015 effettuato per la società immobiliare cinese Vanke, o la rotonda artistica spuntata a Casalgrande e disegnata da Daniel Libeskind, altro pezzo da novanta dell’archietettura con il quale l’azienda ha già lavorato. Tutte cartine di tornasole che diventano colpi di marketing su larga scala e che posizionano l’azienda reggiana tra le prime scelte quando si tratta di realizzazione in ceramica di alto livello. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.11859091:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2015/07/30/news/libeskind-un-monumento-dell-archistar-sulla-rotonda-1.11859091]]
Gli investimenti in efficientamento e nuovi prodotti sono la chiave di volta del successo contabile dell’azienda: 3,5 milioni di euro saranno spesi solo nel biennio 2015-2016 per implementare tecnologie come la decorazione digitale e nuove linee di taglio, mantenendo così l’attuale posizionamento nel mercato.
Nel 2014 è stato attivato un prestito obbligazionario di 9 milioni di euro per riportare “in casa” la controllata estera Finpadana International Sa. Un’operazione di societarizzazione decisa dal cda si un’azienda a capitale diffuso, con quasi 50 soci in assemblea, in gradi di distribuire quindi ricchezza ad ampio spettro. La speranza è che il mercato nel 2015 si riprenda a livello generale: l’anno precedente l’azienda ha giù segnato un +20% di fatturato in Gran Bretagna con risultati lusinghieri anche nell’Europa dell’est e nel Nord America.
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