Cavola perde la sede della storica banca
Toano: a settembre 35 dipendenti su 40 saranno trasferiti nelle altre filiali del Banco Emiliano
TOANO. Trasferimenti massicci di personale, destinati a trasformare l’ex sede centrale in una filiale, importante ma filiale, non più cuore dell’istituto.
Da settembre la gran parte degli addetti della sede di Cavola del Banco Emiliano, ex Banca di Cavola e Sassuolo, dovranno cambiare luogo di lavoro, spostandosi verso Reggio o anche verso la bassa. A Cavola, nello splendido edificio restaurato nel cuore del paese, rimarranno cinque dipendenti per gestire la clientela del luogo, ovviamente numerosa visto che proprio a Cavola la banca è nata più di 30 anni fa, per volontà del principale imprenditore locale, Silvio Scalabrini. Il resto del personale, alcune decine di persone assunte dal Banco Emiliano in cui è confluito alcuni anni fa l’istituto appenninico, verrà dislocato fra le numerose località reggiane in cui il Banco è presente.
Ai 40 dipendenti è stata notificata la notizia, e ora dovranno prepararsi a cambiare destinazione tutte le mattine. La novità non è risultata molto gradita, perché in gran parte si parla di donne e uomini che risiedono in Appennino, contenti di lavorare in una realtà radicata in montagna, e che volevano mantenere le proprie radici nel luogo di nascita.
L’ampliamento del complesso di uffici aveva fatto pensare che Cavola sarebbe rimasto un luogo importante anche dopo la fusione nel Banco Emiliano, ma la riorganizzazione degli ultimi mesi prevede altrimenti. Può essere una semplice scelta di logistica e gestione delle risorse ma – fanno notare diverse persone – ora che la zona è coperta dalla banda larga e che gran parte delle comunicazioni avviene per via telematica, non vi è più nemmeno necessità di centralizzare le gestioni e i servizi.
Dal 2010 a oggi la Banca di Cavola e Sassuolo ha vissuto tanti cambiamenti, sino all’entrata nel Banco Emiliano. Un ingresso non privo di polemiche, perché l’istituto ha chiuso il bilancio 2014 con un pesante disavanzo, in gran parte attribuito proprio ai debiti ereditati da Cavola e Sassuolo. Anche il contesto economico è mutato parecchi: la congiuntura economica ha fatto strage di artigiani e piccole aziende che rappresentavano il cuore della banca, e – peggio ancora – ha provocato enormi difficoltà per le principali realtà industriali e produttive di Cavola e dintorni. Quelle che avevano dato il via all’avventura e allo stesso tempo si erano maggiormente appoggiate all’istituto per investimenti e allargamenti. Una miscela che ha portato al forte depotenziamento di Cavola. E non piangono solo i dipendenti: bar, ristoranti, negozi della zona rischiano di perdere un discreto indotto quotidiano. (adr.ar.)
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