Negli stand fra tortelli e riforme «Renzi ascolti le minoranze»
REGGIO EMILIA. Il piatto forte resta sempre il tortello. E alla fine del tour di anteprima, a bordo di un pullmino Til fra i vari stand in parte accantierati, la passione dei volontari diventa...
REGGIO EMILIA. Il piatto forte resta sempre il tortello. E alla fine del tour di anteprima, a bordo di un pullmino Til fra i vari stand in parte accantierati, la passione dei volontari diventa contagiosa. Fa caldo a FestaReggio. Ancor di più nelle cucine. Ma è qui, nel cuore pulsante della festa, che i volontari parlano di politica, fra una padella e una pentola. Sono loro vera anima di un partito che, a livello dirigenziale, non sembra trovare pace. In cucina, invece, renziani (pochi, per lo più giovani) lavorano gomito a gomito con le minoranze. E tutti si dicono pronti a dare il meglio per la riuscita della festa. «Io nel Pd ci sono, ci sto, ma faccio fatica - ammette Iames Iori – Non sono un renziano, ma mi do da fare. Ero bersaniano e rimango bersaniano». Sia Bersani che Renzi saranno tra gli ospiti della festa. Ma cosa direbbe Iori al suo segretario nazionale? «Vorrei che ascoltasse di più la minoranza. Ma non gli dirò nulla. C’è già in parlamento chi glielo dice, ma non sono ascoltati».
Per Decimo Zanichelli, storico volontario, «l’età va sempre avanti». Ma, come precisano nello stand del ristorante Ventasso, resta la persona che tiene botta più di tutti. Ed è grazie all’impegno di persone come Zanichelli che, tranne qualche lieve eccezione, nei ristoranti della festa i prezzi resteranno invariati anche quest’anno.
«Il Pd sta cambiando in un modo che dovrebbe essere più ragionato - dice - non si può ragionare sinistra con destra. Non si possono mettere insieme senza proposte per migliorare le condizioni di chi sta peggio. Se mi piace Renzi? Il personaggio può essere valido, ma le decisioni non possono essere prese solo da una persona». Proprio l’arrivo del premier a Reggio coinciderà con la stagione delle riforme. E le diverse anime del Pd sono pronte a darsi battaglia. Un’animosità che il segretario regionale, Paolo Calvano, prova a smorzare: «L'Italia ha bisogno della nostra forza per risollevarsi - spiega - se ci si limita a discutere al nostro interno va bene per il confronto, che è positivo, ma poi le riforme bisogna farle, perché l'Italia ne ha bisogno». (e.spa.)
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