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Cinghiali in forte aumento, è allerta sull'Appennino reggiano

di Luca Tondelli
Cinghiali in forte aumento, è allerta sull'Appennino reggiano

Collagna: ungulati raddoppiati rispetto al 2014, in regione sono più di 100mila. La Coldiretti: «Un rischio per l’agricoltura ma anche per gli automobilisti»

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COLLAGNA. Sarebbe raddoppiato negli ultimi dieci anni il numero dei cinghiali nel territorio emiliano romagnolo. Un tema che non pone problematiche soltanto per i danni che questa proliferazione porta al settore agricolo, ma anche il rischio che comporta per la percorrenza sulle strade nelle zone a maggiore copertura boscosa, come il territorio appenninico.

È di mercoledì la notizia che un ragazzo di 29 anni dell'Aquila ha perso la vita per lo scontro della sua vettura contro un cinghiale, che ha riportato in auge il tema di stretta attualità.

Sull’argomento è intervenuta anche la Coldiretti emiliano romagnola: «L’escalation dei danni, degli incidenti e delle aggressioni, che hanno causato purtroppo anche vittime in varie parti d’Italia, è il risultato della incontrollata proliferazione degli animali selvatici con il numero dei cinghiali che quest’anno ha probabilmente superato il milione a livello nazionale e ha superato le 100mila unità in Emilia Romagna. Negli ultimi dieci anni il numero dei cinghiali è praticamente raddoppiato anche a livello regionale. La sicurezza nelle aree rurali e periferiche è in pericolo per il proliferare di animali selvatici, cinghiali in testa: sono di gran lunga il tipo di ungulati più numeroso nella nostra regione e rappresentano un grave pericolo per le cose e le persone. In Emilia Romagna, il cinghiale tra tutti gli animali selvatici è di gran lunga la specie più dannosa: su circa 2 milioni di danni alle aziende agricole accertati nel 2014, ben 600mila euro sono stati provocati dai cinghiali. Ai danni all’agricoltura si aggiungono gli incidenti ad animali domestici e a persone».

«Questa proliferazione – conclude la Coldiretti – è ormai un fatto di sicurezza delle persone e della vita nelle campagne ma anche nelle aree periferiche delle città. Per chi opera nelle aree montane e svantaggiate è a rischio la possibilità di poter proseguire l’attività agricola ma anche di circolare sulle strade». Coldiretti ha anche elaborato un documento che possa essere «la base di discussione per una riforma che garantisca l’indispensabile presenza delle aziende agricole a tutela del territorio a fronte dei danni subiti».

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