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«Forestale, giusto razionalizzare ma i boschi vanno salvaguardati»

di Luca Tondelli
«Forestale, giusto razionalizzare ma i boschi vanno salvaguardati»

La senatrice Leana Pignedoli interviene sul progetto di riforma del Corpo Forestale dello Stato «La caserma di Busana potrà essere la sede per il compartimento che nascerà unendo più corpi»

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BUSANA. Sta creando discussioni vivaci in tutta Italia il progetto di riforma del Corpo Forestale dello Stato, che sembra ormai destinato a confluire nell’Arma dei carabinieri.

Lo scorso aprile la senatrice del Pd Leana Pignedoli aveva lanciato un appello per salvare le specificità del Corpo. Ora che il percorso scelto dal governo sembra ormai definito, le abbiamo chiesto alcune considerazioni.

Senatrice Pignedoli, questo percorso su cui sembra orientato il governo la convince?

«Sì, nell’ordine del giorno presentato e approvato in aula al Senato, il governo si è impegnato a tenere unite le funzioni agroambientali e ad accrescerne la specificità. Mi convince l’obiettivo di razionalizzare, di togliere sovrapposizioni che significano sprechi e inefficienza, ma dico anche che se davvero si crede nella centralità dell’agroalimentare nel nostro Paese, assieme alle razionalizzazioni bisogna avere un progetto definito subito, su chi e come gestirà le funzioni di tutela e controllo del settore alimentare e ambientale. Il rischio, diversamente, è che le funzioni agroambientali vengano diluite in altri corpi. Sarebbe un passo indietro».

Lo stesso comandante provinciale della Forestale, Pier Luigi Fedele, ha rimarcato l’importanza del lavoro del Corpo soprattutto per quanto riguarda quelle azioni che richiedono una presenza sul territorio (incendi, alluvioni, rifiuti, agromafie). Tali compiti potrebbero rimanere in un eventuale inquadramento nell’Arma dei carabinieri?

«Sul fronte del contrasto ai crimini ambientali e delle contraffazioni, l’Arma dei carabinieri è attrezzata e autorevole e penso che unire le competenze tra i due corpi non possa che rafforzare il controllo in questo ambito. Ciò che mi preoccupa, invece, sono la tutela, la gestione, il controllo e la prevenzione rispetto all’immenso patrimonio boschivo di cui il nostro Paese dispone. Né la polizia né i carabinieri hanno competenze in merito. Il Corpo Forestale è nato e si è sviluppato su questo. Occorre predisporre un dipartimento ad hoc specializzato nella salvaguardia del patrimonio naturalistico. Il controllo ambientale e alimentare non può scivolare in un’attività marginale o generica».

Nelle aree protette italiane, e anche nel Parco nazionale toscoemiliano, operano nuclei del Corpo Forestale: è immaginabile che i parchi possano venirne privati?

«Sarebbe un errore grave, potrebbero essere modificati, ma non privati. Abbiamo in Italia 130 riserve naturali e 23 parchi nazionali. Un patrimonio prezioso che caratterizza più di ogni altra cosa la bellezza dell’Italia. Nella ridefinizione delle funzioni, allora, occorre pensare a un compartimento dedicato alle funzioni di accompagnamento, educazione e gestione del patrimonio naturale. Deve essere una sorta di polizia di prossimità che controlla ed educa nello stesso tempo. A settembre ne discuteremo in una iniziativa ad hoc con i ministri Madia e Martina».

A Busana, dopo anni di sospensione, si era arrivati alla ripresa dei lavori per la nuova caserma del Corpo Forestale: il dibattito in corso influirà sull’opera?

«Stiamo parlando di un corpo che cambierà nome e divisa. Ma non della sua dismissione di funzioni. La caserma di Busana, che sta arrivando finalmente a compimento, potrà essere in futuro la sede per quel compartimento che nascerà dall’integrazione di più corpi. Anzi, spero che inauguri l’avvio di una nuova fase in cui si uniscono le forze, si aumentano competenze e efficienza e, contemporanemante, si abbassano i costi». 

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