Gazzetta di Reggio

Reggio

«Nube bianca e odore acre dal deposito treni Tper»

di Elisa Pederzoli
«Nube bianca e odore acre dal deposito treni Tper»

Nuova protesta dei cittadini contro l’area di accensione dei locomotori La portavoce del comitato: «Siamo a rischio incendi come a Viareggio?»

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REGGIO EMILIA. «Una nebbia fittissima, subito seguita da un odore acre, che faceva bruciare la gola». La segnalazione arriva dai cittadini di via Talami, quartiere Santa Croce. Sotto accusa ancora lo stabilimento di Tper e Fer, area di sosta, accensione e rifornimento per decine di locomotori.

La rabbia riesplode. Perchè sono anni che i cittadini protestano e un comitato, guidato dall’avvocatessa Raffaella Pellini, chiede misure contro inquinamento dell’aria e acustico. Un tavolo - a cui siedono Comune, Tper, Fer, Mafer, Arpa e Ausl - sta lavorando per trovare una soluzione. Ma sembra tutt’altro che facile, guardando la geografia urbana: l’area ferroviaria è infatti stretta tra due quartieri residenziali densamente popolati, Santa Croce e il quartiere Margherita. Con esigenze, evidentemente, assai differenti le une dalle altre.

Ma la Pellini non demorde: è decisa a nome di tutti i cittadini della zona ad andare fino in fondo, alla luce anche dell’episodio denunciato ieri. «Temevano che fosse un incendio, abbiamo anche chiamato vigili del fuoco e 118. Poi abbiamo fatto la segnalazione all’Arpa chiedendo che uscissero: mi dicono che così non ha fatto, ne prendiamo atto anche se mi risulta che lo devono fare quando ricevono una segnalazione» dichiara.

Anche perchè i passati rilevamenti di Arpa e Ausl avevano rilevato le criticità. «Dal punto di vista acustico, i dati rientravano nei limiti - sottolinea la Pellini - ma non erano quelli di una zona residenziale. Eppure, mi risulta che questo quartiere lo sia». Ed è qui che emergono le maggiori contraddizioni di un mescolamento tra aree con una natura tanto diversa.

«Siamo in attesa di risposte. Il tavolo tecnico, dove l’assessore Mirko Tutino va detto si è dimostrato sensibile al tema, mi sembra però un palliativo: qui ci è anche stato detto dai tecnici che comprando casaqui sapevamo a cosa andavamo incontro. Peccato però – evidenzia l’avvocatessa - che io qui ci sono nata e ho visto con i miei occhi come sono cambiate le cose. Doveva essere soltanto un’area di manutenzione, invece qui vengono fatte le accensioni di tutti i locomotori: dalle 4.30 del mattino alle 7, una situazione che peggiora con l’inizio delle scuole. Ci sono delle prescrizioni e c’è stato detto che c’è un progetto per cambiare la situazione, ma non ce lo hanno mai fatto vedere».

Ma è su un punto in particolare che ora la Pellini pretende risposte. «Quello sulla sicurezza - chiarisce - Qualche tempo fa volevano tagliare i cedri, che invece rappresentano una barriera naturale, motivandola con il pericolo incendi. Ho chiesto spiegazioni: le case sono vicinissime. Rischiamo di fare la fine di Viareggio? Quando ho sollevato il problema, questo tema è improvvisamente scomparso e, guarda caso, non li hanno più dovuti tagliare...». Ora annuncia: «Mi sono rivolta al Ministero dell’Ambiente: se c’è un pericolo incendi mi devono spiegare per quale motivo. Viareggio ci ha insegnato tante cose».

Per il Comune, parla l’assessore Mirko Tutitno. Il quale evidenzia: «Conosciamo il problema e siamo in attesa della relazione di Arpa sull’analisi dell’aria. Va riconosciuto che parliamo di un’azienda che svolge un servizio pubblico. Bisogna capire come può coesistere in quel contesto. Ma anche a loro ho detto che il Comune, se la relazione evidenzierà problemi rilevanti per la salute e la qualità dell’aria, interverrà con misure restrittive, per quanto riguarda la gestione di quello spazio».

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