Tagli all’ex banca di Cavola «Sconfitta del territorio»
Gli amministratori di Toano non risparmiano critiche al Banco Emiliano Benassi: «Mi ero battuto contro la fusione, sapevo che sarebbe finita così»
TOANO. «La montagna aveva una sua banca, e adesso non ce l’ha più. Quando si parlava della fusione purtroppo lo capirono in pochi». Sono parole del vice sindaco di Toano, Carlo Benassi, che in merito agli ultimi sviluppi su quella che pochi anni fa era la sede centrale, bellissima e moderna, della Banca di Cavola e Sassuolo, punta il dito sul passaggio cruciale della fusione della stessa Cavola e Sassuolo con Banca Reggiana, che diede vita al Banco Emiliano Credito Cooperativo. Una fusione contro la quale lo stesso Benassi si spese in prima persona, contribuendo alla nascita del comitato dei critici a tale scelta.
E’ comunque un coro quello che si leva da Toano, un coro il cui tono di fondo è la prevedibilità delle scelte emerse negli ultimi giorni da parte dell’istituto di credito. Afferma il sindaco, Vincenzo Volpi: «E’ da tempo che si sente parlare della possibilità di riduzione del personale in montagna. A dire la verità era uno dei temi che avevamo posto all’attenzione già all’epoca della fusione: io come socio fondatore votai no a quella scelta. Ora c’è tra la gente grande preoccupazione, ma tanti se lo aspettavano. Credo che da subito fosse evidente che la fusione per la montagna rappresentava una perdita, e oggi si può sicuramente dire, anche se non serve più, che si poteva fare qualcosa di più per mantenere quella realtà fortemente radicata a livello appenninico».
Ancora più diretto Carlo Benassi: «A Cavola, e in generale in montagna, quando si affrontò il passaggio della fusione si costituì un gruppo piuttosto consistente di contrari, ma tanti altri non capirono a cosa si andava incontro, ovvero una perdita di rappresentanza dei soci e quindi del territorio, l’ingresso in una realtà il cui baricentro si spostava per forza verso la città. Così abbiamo perso quella che era una banca della montagna. Ora di 25 persone, e 25 famiglie, che gravitavano su Cavola, rimarranno 4 o 5 dipendenti. Il che vuol dire una perdita anche per i bar e i ristoranti dove queste persone mangiavano, e tutto l’indotto. Prima, se avevi bisogno di parlare coi vertici della banca, li trovavi a Toano, adesso non sai a chi fare riferimento. E’ un po’ lo stesso percorso che sta attraversando il nostro acquedotto (l’unico in montagna rimasto a gestione comunale, ndr): è una realtà piccola, ma che funziona e dà risultati, ci lavorano imprese e persone della montagna, ma le nuove leggi sembrano impedirci di mantenerlo». E conclude: «Ora queste persone che sono in esubero a Cavola verranno spostate su Reggio o altre sedi, con ovvio peggioramento della qualità della vita e forse anche la prospettiva di trasferirsi con le famiglie. E’ una sconfitta del territorio».
Critico anche l’ex sindaco, Michele Lombardi: «Nell’estate 2012, come amministrazione comunale di Toano facemmo alcune considerazioni in merito al processo di fusione, che era appena iniziato, pur sapendo che come Comune non potevamo di certo influenzare decisioni che riguardavano attività private. I timori principali erano legati al fatto che le decisioni della nuova banca sarebbero state prese a Reggio. Purtroppo, quei timori non erano infondati. Mi auguro che i rappresentanti della ex Banca di Cavola e Sassuolo nel consiglio di amministrazione di Banco Emiliano facciamo tutto il possibile per evitare quello che si prospetta».
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