Frutta e verdura, produzione in calo
A Reggio i produttori di pere, per abbassare i prezzi, si sono autoregolamentati
REGGIO EMILIA. Questa è un'annata favorevole per l'anguria reggiana, per la quale si va verso il riconoscimento dell'Igp, ma in generale la produzione di frutta e verdura continua a contrarsi. Ne soffrono, nella nostra provincia, i coltivatori della pregiata pera Igp dell'Emilia-Romagna, concentrati nei comuni di Correggio, Rubiera e Casalgrande, al confine con il Modendese. La denuncia viene da Bologna, dalla Cia regionale. La confederazione degli agricoltori segnala che nella nostra regione negli ultimi dieci anni si sono persi 21 mila ettari di frutteti, cinque milioni di quintali di prodotto e 20 mila posti di lavoro. La crisi riguarda soprattutto le coltivazioni di pesche, che coprono migliaia di ettari in Romagna. Essa non dipende da fattori fisici e meteorologici, ma dal mercato, che consente ai produttori remunerazioni irrisorie, spesso inferiori ai costi di produzione. Secondo la Cia serve «un modello di rappresentanza politico-sindacale aggiornato con questa nuova fase che stiamo vivendo. I prodotti non cambiano prezzo in base all'associazione di appartenenza. Va ripensato tutto il sistema». I pericoltori dell'Emilia-Romagna, che coltivano il 70% delle pere italiane in 91 comuni tra Modena, Ferrara, Bologna e Reggio, sono già su questa linea. «Nella nostra provincia - riferisce Antenore Cervi, presidente provinciale della Confederazione agricoltori - il 40% delle cooperative produttrici ha già aderito al Progetto Pera coordinato da Luca Granata, ex direttore del consorzio Melinda». «Si tratta - spiega Cervi - di aggregare i produttori e vendere in forma coordinata, unificando la commercializzazione della pera. Noi proponiamo di aderire al progetto affinchè si valorizzi il prodotto rendendolo più idoneo per qualità e quantità e, quindi, più remunerativo. Quest'anno, per sostenere il prezzo, la produzione è stata volutamente contenuta. Per fortuna i pereti reggiani, a differenza di quelli modenesi, sono stati finora colpiti marginalmente dalla halyomorpha halys, la cimice di origine asiatica che sta invadendo i campi rendendo immangiabile la frutta».
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