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Soldi sospetti, Sarcone è indagato

Soldi sospetti, Sarcone è indagato

Accusato di “trasferimento fraudolento di valori” per i 18 mila euro in contanti

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REGGIO EMILIA. Sono due i “fari” accesi su quanto accaduto il 22 luglio e che riguarda il 36enne Carmine Sarcone, cioè uno dei quattro fratelli in odore di ’ndrangheta al centro del consistente sequestro patrimoniale effettuato il 24 settembre 2014 e su cui pende la connessa richiesta di sorveglianza speciale.

Quel giorno l’imprenditore d’origine cutrese ma da tempo residente nel Reggiano, precisamente a Bibbiano (che è il più giovane dei quattro fratelli Sarcone) in un normale controllo stradale da parte della guardia di finanza è stato trovato in possesso di 18mila euro in contanti.

Una somma di cui la procura antimafia di Bologna ha richiesto il sequestro (la Corte si pronuncerà più avanti) perché conferma la sperequazione tra il tenore di vita e il reddito dichiarato, rifererendo il tutto ad attività illecite legate alla cosca cutrese-reggiana Grande Aracri.

Richiesta a cui si sono opposti i due difensori del 36enne («Abbiamo adeguatamente documentato – hanno replicato i legali bolognesi Stella Pancari e Stefano Vezzadini – come quelle somme provengano da forme lecite di reddito»).

Ma al di là del versante-sequestro patrimoniale, sulla vicenda è stata aperta anche un’inchiesta da parte sempre dell’Antimafia di Bologna e condotta dalle Fiamme Gialle.

Sarcone è accusato di trasferimento fraudolento di valori, attingendo da una specifica norma che nel ’92 apportò modifiche urgenti al nuovo codice di procedura penale e provvedimenti di contrasto alla criminalità mafiosa.

Come recita la normativa “salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque attribuisce fittiziamente ad altri la titolarità o disponibilità di denaro, beni o altre utilità al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di prevenzioni patrimoniali o di contrabbando, ovvero di agevolare la commissione di ricettazione, riciclaggio o impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, è punito con la reclusione da 2 a 6 anni”.

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