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Cane e gatto di casa? Ora chi divorzia se li dimentica

di Massimo Sesena
Cane e gatto di casa? Ora chi divorzia se li dimentica

Sono sempre di più i casi di animali domestici “vittime” dei divorzi. Il giudice: «Manca una legislazione che tuteli il diritto all’affettività degli animali»

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REGGIO EMILIA. Ne “La Guerra dei Roses” il povero Benny viene ridotto a un patè che la moglie fa mangiare al marito, mentre in “Amici miei”, un divertito Adolfo Celi assiste alla scena della partenza da casa della moglie, mentre il nuovo compagno di lei, Gastone Moschin è alle prese con Birillo, il gigantesco cagnone che fa parte del “pacco” con cui la moglie del professor Sassaroli se ne va di casa.

Commedie a parte, da sempre anche gli animali domestici finiscono nelle contese tra marito e moglie in via di separazione.

Il più delle volte la contesa finisce con il cane o il gatto che se ne va con chi dei due se ne è sempre occupato, praticamente in esclusiva, scoprendo a proprie spese che l’altro padrone a cui aveva imparato a ubbidire, che magari aveva anche coccolato, lo considerava un estraneo, quando non addirittura un intruso.

Altre volte capita invece che ce lo si litighi come si fa per le proprietà. Difficile dire se in questi casi prevalga l’amore incondizionato per l’animale o se invece l’animale stesso non sia suo malgrado diventato oggetto di ripicche abbastanza frequenti tra coniugi in fase di addio. Se pensiamo che purtroppo ci sono coppie che non si fanno scrupolo di brandire i figli come un’arma contro l’ex coniuge, figuriamoci a quanto in basso ci si può spingere con delle bestiole. Altre volte ancora - e questo sembra essere il nuovo triste andazzo - ci si dimentica di chi girava per l’ormai ex nido d’amore e magari ne faceva parte.

Sono sempre più frequenti gli annunci di cani e gatti in cerca di adozione «causa separazione». Anche sulla nostra pagina de La Fattoria ce n’è ormai uno a settimana: «Napoleone è un incrocio Border Collie di taglia medio-piccola di due anni. A causa della separazione dei padroni cerca urgentemente una famiglia per non finire al canile». Si dirà: un cane è impegnativo, meglio un gatto...

E invece, pure a loro toccano sorti simili.

Leggere per credere: «Mango - dice un altro degli annunci - è uno stupendo gattone, vittima del divorzio dei due proprietari. Loro si sono lasciati e lui deve trovare una nuova sistemazione». Alla fine, per la cronaca, entrambi i cuccioli hanno già trovato una nuova casa, ma altri casi già incombono. Ma davvero non si litigano più gli animali di casa quando ci si separa: «Qualche caso - sorride il giudice Annamaria Casadonte - capita, quando si discutono le separazioni, ma il più delle volte è certamente perché l’animale è conteso da entrambi. Il problema è che il giudice non può intervenire perché non esiste alcuna legislazione in materia».

E allora che si fa in questi casi? Si aggira l’ostacolo puntando sulle esigenze affettive del padrone, come è accaduto per la decisione di un giudice del tribunale di Milano che ha concesso a un cane di far visita al padrone ricoverato in ospedale: «In quel caso - spiega la dottoressa Casadonte - il giudice ha fatto leva sul diritto all’affettività dell’uomo perché ancora oggi non ci sono norme che affrontino il tema dei diritti degli animali, anche se da tempo, correnti di filosofia del diritto si stanno ponendo il tema a livello accademico e quindi non è escluso che presto si possano avere leggi su questo tema».

Ma finché le leggi non ci sono, come ci si comporta?

La domanda non riguarda tanto le separazioni in cui l’animale è una proprietà contesa ma anche quelli - in aumento in questi ultimi tempi - in cui dell’animale di casa, nessuno più sembra potersi nè tantomeno volersi occupare.

«Negli ultimi anni - ricorda il giudice - abbiamo affrontato separazioni in cui si doveva discutere chi dei due dovesse occuparsi del gatto o del cane. Ma erano sempre casi in cui entrambi rivendicavano la “paternità” dell’animale. Ovviamente la legge attuale impedisce di stabilire una collocazione del gatto o del cane come invece avviene per i figli. E allora il giudice cerca di convincere le parti a trovare un accordo anche su chi debba occuparsi di Fido, ma il nostro non può che essere un tentativo di persuasione di cui peraltro non potrà esserci traccia nella sentenza, pena la nullità della stessa».

Invero, se è difficile mettere d’accordo due ex coniugi che si contendono l’animale di casa, risulta una impresa titanica costringere uno dei due ad occuparsi del cane o del gatto quando nessuno sembra più volerne sapere.

«Per questo - spiega il magistrato - è importante che ci siano normative che si occupino anche del diritto all’affettività anche dell’animale. Solo in questo modo si potrà stabilire per legge chi deve occuparsi del cane o del gatto».

massimosesena

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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