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«Tante attrattive mal valorizzate, nella Bassa Reggiana siamo all’anno zero del turismo»

«Tante attrattive mal valorizzate, nella Bassa Reggiana siamo all’anno zero del turismo»

L’imprenditore Giampietro Comolli, inventore di UnPoxExpo: «In provincia di Reggio Emilia carenze nell’accoglienza, scarsa segnaletica e niente web»

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REGGIO EMILIA. L’Italia, si sa, è all’anno zero o quasi, in fatto di turismo fluviale. Una grande ricchezza non sfruttata, basta vedere come altri grandi fiumi d’Europa abbiamo saputo creare una vera e propria nicchia turistica.

«I sondaggi effettuati dall’Osservatorio Economico del Paesaggio Fluviale - si legge in una nota - soprattutto sui comportamenti e sulle destinazioni dei visitatori italiani e stranieri, confermano un successo di affluenza, seppur con alcune criticità di offerta riscontrate nei territori rivieraschi al Po non tradizionalmente abituati al turismo e al flusso crescente di visitatori».

Secondo Giampietro Comolli, imprenditore privato inventore di UnPoxExpo - pacchetti turistici collegati a Expo e focalizzati su una serie di itinerari lungo il Grande fiume, le nostre campagne rivierasche, altamente attrattive, non sono preparate alla presenza di flussi individuali anche significativi.

«Poche le strutture in grado di rispondere a richieste di comitive e gruppi. Bene l’accoglienza collettiva sulle imbarcazioni e motonavi già esistenti. Molta carenza nella capacità di accogliere il turista straniero, di riconoscere abitudini e necessità, in segnaletica e cartellonistica che conduca verso il fiume Po da diversi accessi, parcheggi non segnalati, assenza di connessione web e banda larga. Vincono i grandi eventi sul fiume e nelle grandi città collegate al fiume, le escursioni non tradizionali e dedicate a una identità storica e culturale del territorio, piacciono molto i borghi non scontati e fuori mano».

Comolli non lo dice esplicitamente, ma il lungo elenco di carenze riscontrate (tutte peraltro già note ben prima di Expo) parla di un turismo ancora tutto da costruire.

«In 25 giorni a maggio - snocciola Comolli - abbiamo riscontrato solo 600 percorsi frequentati in un territorio vasto da Oltrepo Pavese ai Bodri Cremonesi, da Lodi a Piacenza. inoltre una alta percentuale di arrivi e turisti (circa il 60%) si è rivolta solo ai musei dei liutai e Stradivari di Cremona, il Parco Tecnologico Padano di Lodi per la scuola alimentare e il vivaio-orto e i castelli del piacentino soprattutto quelli della bassa fluviale dove la Strada dei sapori sta lavorando molto bene. I castelli del piacentino hanno battuto 3 a 1 quelli di Parma».

L'ultimo sondaggio dell'Osservatorio Paesaggio Economico del Po rileva, soprattutto nelle piccole città Piacenza, Cremona, Lodi, Pavia, Vercelli, Alessandria, la necessità di puntare su programmi e proposte via web, investire in motori di ricerca e compagnie trasporti e su attrattive fuori dai soliti schemi autoreferenziali, locali, differenziati per top-spender, low cost e soggiorni di massimo 48 ore, per big-inquirer, big-eatwell, big-wellbeing, big-wilderness, big-explorer. Nomi inglesi, problemi italiani.

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