La scissione degli islamici a Correggio: «Ora le moschee sono due»
Il vice imam sunnita Mughal Ahmed Hadeed spiega e tranquillizza: «La religione promuove la pace, non gli interessi personali come fa invece l’Isis»
CORREGGIO. Nelle ultime settimane è finita al centro dell’attenzione l’associazione islamica Assalam che si raduna nei locali di via Gambara, tra le polemiche dei vicini che si spaccano in due: tra chi non vede nulla di male a patto che l’associazione venga tenuta sotto controllo, e chi invece è contrario.
Non tutti sanno che l’associazione Assalam si è separata un anno e mezzo fa da un gruppo di musulmani più vasto che si riunisce in una struttura in via Ardione, denominata anch’essa Assalam, nelle vicinanze del cimitero. In via Ardione si radunano due gruppi di matrice islamica e lo stabile è stato suddiviso in due parti con altrettanti ingressi separati perché non nasca confusione tra i componenti delle diverse fazioni. Nella parte sud accorrono i sunniti di origine pakistana, nella parte nord i wahhabiti, che si rifanno a una tradizione musulmana nata in Arabia centrale. Mughal Ahmed Hadeed rappresenta l’associazione pakistana di Reggio e provincia per il luogo di culto sunnita Assalam di Correggio. Mughal abita nella palazzina che sorge a una manciata di metri dalla moschea e anche per questo ha ricevuto un incarico così importante, che nella sostanza corrisponde al ruolo di vice imam, nonostante la giovane età di 19 anni.
Hadeed, perché sono nati tre diversi gruppi islamici a Correggio?
«Come nel Cristianesimo ci sono diverse religioni, anche nell’Islam ci sono sunniti, sciiti e wahhabiti. Nel 2010 la moschea è stata divisa in due parti: quella a sud destinata ai sunniti di origine pakistana, mentre quella a nord ai maghrebini, cioè ai fedeli tunisini, algerini, marocchini che parlano la stessa lingua e ai wahhabiti. Nel 2010, infatti, si sono uniti con la parte nord. Successivamente, i fedeli del Maghreb hanno decretato che qui nella moschea di via Ardione non si poteva pregare perché è un luogo che provoca l’odio nella gente e non unisce le persone, un luogo dove all’interno è stato creato un muro divisivo per la volontà degli uomini e non di dio».
Di conseguenza hanno preferito staccarsi e ora si ritrovano in via Gambara?
«Prima che si radunassero lì, il venerdì, giorno santo dell’Islam, in via Ardione andavano a pregare una cinquantina di persone, ma ora non vengono più ad eccezione dei fedeli che lavorano a Correggio. Noi, pakistani sunniti, invece, al venerdì ospitiamo 150 persone che spesso non ci stanno: per questo mettiamo un telo all’esterno che consente di estendere l’area in cui si svolge la funzione».
Le donne possono radunarsi con voi per praticare il vostro culto?
«Sì, ma partecipano solo alle preghiere speciali, ovvero le preghiere delle feste e tutto il mese di Ramadan, e vi assistono stando fuori dalla moschea, nel cortile dove partecipano alla preghiera o al discorso dell’imam tramite uno schermo. Poi, una o due volte al mese viene organizzata una conferenza alla quale possono assistere le donne. Anche i bambini vengono qui per studiare il Corano o i principi basilari dell’islam. Inoltre, organizziamo conferenze ed eventi di importanza nazionale, come una sorta di competizione di canti islamici».
Voi vorreste entrare nella vita politica correggese?
«Lasciamo la scelta al tempo. Per ora preferiamo specificare che lo scopo della religione è promuovere la pace e non i propri interessi personali come fanno Isis e Al Qaeda».
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