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Ha la barba alla "Giuseppe Verdi", ora va ai Mondiali

di Roberto Giampietri
Ha la barba alla "Giuseppe Verdi", ora va ai Mondiali

Claudio Ferrari, 32 anni, ingegnere, non si rade da otto mesi e competerà con altri 349 barbuti per vincere il titolo di campione

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ALBINEA. «A me, se danno del tipo barboso non dispiace affatto». Claudio Ferrari, ingegnere albinetano alla Tetra Pak di Modena, ci scherza su. E proprio da uno scherzo è nata l’idea di partecipare ai campionati mondiali di barba e baffi che si terranno a Leogang, cittadina austriaca non troppo distante da Salisburgo, il primo weekend di ottobre. «Sono stati i miei amici – racconta il 32enne – Mi dicevano: hai una barba da competizione. Una battuta, certo. Poi ci ho pensato sul serio e ho deciso di confrontarmi con barbe da professionisti e di iscrivermi».

Domanda subito accolta. E così Claudio sarà tra i 350 partecipanti, provenienti da ogni angolo del pianeta, alla manifestazione iridata che si tiene ogni due anni, alternativamente in Europa e negli Stati Uniti.

Ferrari, da quanto tempo non si fa la barba?

«Dal 20 dicembre 2014. Partivo per un viaggio e ho iniziato a lasciarla crescere. Quando sono tornato, mi piaceva e adesso eccomi qui».

Quindi sono otto mesi.

«Esattamente. Cerco di andare dal barbiere il minimo indispensabile. Ogni intervento incide su forma e lunghezza e non sempre si capita in mani esperte».

Difficoltà?

«Quella della barba era una tradizione un po’ persa e riscoperta negli ultimi anni: non è semplice trovare barberie specializzate. Almeno in Italia. Ce n’è qualcuna, ma non sono tantissime. A Londra, invece, è più facile imbattersi in barber shops. Quello che manca è qualcosa sulla scia dei club per gentiluomini, locali dove ci si sistema la barba e si discute di attualità e politica, gustandosi un whiskey».

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In Italia è boom. Perché secondo lei la barba è tornata di moda?

«Credo si sia tornati alle origini, quando la barba era un simbolo distintivo dell’uomo e della nobiltà».

Quanto tempo impiega per sistemarsela?

«Richiede una cura quotidiana. Tutte le mattine, prima di andare al lavoro, l’operazione si ripete: shampoo, balsamo, olio e cera. Serve un po’ di tempo ma i risultati sono buoni».

Diceva del lavoro. Cosa dicono i colleghi?

«I pareri sono discordanti. C’è chi mi spinge a proseguire e resta affascinato e chi mi invita a darmi una bella rasata».

E i genitori?

«Mia madre stravede per la mia barba. Mio padre un po’ meno e vorrebbe sbarbarmi appena sono... distratto».

Cosa si aspetta dai mondiali?

«Mi aspetto soprattutto un’esperienza divertente. Sono curioso di conoscere gli altri partecipanti, osservare quanta pazienza e tempo dedicano alla cura del proprio look. Ci sono tre maxi-categorie: barba, baffi e pizzetti. A loro volta suddivise in sottocategorie. Io rientro nella categoria “Verdi”, tipi di barba che ricordano quella del grande compositore italiano. Secondo me ci sarà da rimanere sbalorditi, mi imbatterò in veri e propri capolavori».

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