Gazzetta di Reggio

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Pere, aumenta la domanda ma non il prezzo

di Claudio Corradi
Pere, aumenta la domanda ma non il prezzo

I frutticoltori si accingono alla raccolta della varietà Abate ma l’euforia degli anni ’90 è passata

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REGGIO EMILIA. Fra pochi giorni i frutticoltori reggiani daranno il via allo stacco delle varietà di pere più importanti per il mercato: la varietà Abate in particolare è considerata la regina del comparto, e con questa ultima raccolta si concluderà la stagione 2015. Una campagna dalla quale ci si aspettava di più dal punto di vista dei prezzi visto che ad oggi è stato stimato un aumento della domanda dell’ordine del 5% alla quale tuttavia non pare al momento corrispondere un incremento dei prezzi. Incremento delle quotazioni che nelle campagne si attendeva da tempo e che per i produttori sarebbe indispensabile per far fronte ai crescenti costi di produzione e soprattutto a recenti stagioni particolarmente deludenti. Lo scorso anno a dire il vero le cose sono andate meglio rispetto al 2013 tanto che con frutta di buona qualità e pezzatura si sono potuti raggiungere prezzi di liquidazione del prodotto comunque accettabili. Difficile ad oggi prevedere come arriverà a concludersi una campagna di commercializzazione della frutta raccolta in questi giorni che, grazie alla frigoconservazione, si protrarrà fino a primavera inoltrata indirizzandosi preferibilmente verso mercati esteri, Germania in particolare. Certo è che oggi nel Reggiano il settore della pericoltura non sta più vivendo l’euforia dell’inizio anni ’90 anche se a dire il vero va osservato che proprio nella nostra provincia non si registra lo stesso avvilimento nei confronti della coltura che stanno soffrendo altre aree nelle quali la coltivazione del pero è una tradizione ancora più radicata.

In provincia di Modena per esempio negli ultimi 10 anni la superficie coltivata a pero è diminuita del 10% mentre a Reggio, al contrario, questa, nello stesso periodo, è aumentata del 5%. Le motivazioni vanno ricercate nel fatto che la frutticoltura reggiana è più giovane anche dal punto di vista anagrafico dell’età dei produttori tanto che i nuovi investimenti vengono realizzati secondo criteri più moderni che a fronte costi iniziali molto elevati, generalmente superiori ai 50mila euro per ettaro, offrono una precoce entrata in produzione, una elevata resa produttiva per ettaro e la possibilità di contenere al massimo i costi di produzione legati soprattutto alla raccolta che in questo caso deve essere necessariamente manuale. Ma se l’elevata necessità di manodopera in fase di raccolta o di potatura può essere un vantaggio offerto dalla pericoltura ai lavoratori avventizi per i produttori esistono altri aspetti ancora oggi molto interessanti della frutticoltura. Innanzitutto il fatto che si tratta di una coltura non contingentata vale a dire coltivabile liberamente senza vincoli di diritti o di quote di produzione e nemmeno di rese produttive massime per ettaro. In ambito aziendale poi la frutticoltura permetterebbe di diversificare e di spaziare con il periodo di raccolta in un ambito più ampio ottimizzando i tempi e l’utilizzo della manodopera.

I territori reggiani con maggiore densità frutticola sono concentrati prevalentemente nei comuni di Rolo, Fabbrico, Correggio, San Martino in Rio, Reggio Rubiera e Scandiano. A Reggio oggi sono coltivati 535 ettari di pero e 85 di melo oltre a 34 di pesco e 12 di kiwi. La superfice coltivata a melo è dimezzata rispetto a 15 anni fa mente quella a pesco o kiwi ridotta di un terzo.

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