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Profughi, anche la Cisl all'attacco della Dimora d'Abramo

Profughi, anche la Cisl all'attacco della Dimora d'Abramo

Reggio Emilia, il segretario della Cisl funzione pubblica, Cristian Villani torna sul bilancio della cooperativa capofila del progetto di accoglienza profughi: perché la Dimora d'Abramo tiene tutto per sè?

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REGGIO EMILIA. Non ci sono solo le perplessità e le critiche dei sacerdoti da sempre in prima linea nella lotta alla povertà. Non c'è soltanto il maldipancia di uno dei soci tenuto all'oscuro dell'"operazione Festareggio", e nemmeno c'è soltanto la "scomunica" del padre fondatore di quella cooperativa.

Contro la Dimora d'Abramo ora si scaglia anche il sindacato. E non un sindacato qualunque, ma il sindacato tradizionalmente più vicino al mondo cattolico, ovvero la Cisl. In particolare è il segretario della Cisl Funzione pubblica, Cristian Villani a porre alcune domande ai vertici della Coop sociale.

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"Il dibattito apertosi in questi giorni su “La Dimora d’Abramo” ha fatto emergere aspetti che, se fossero confermati, determinerebbero elementi che ben poco hanno a che fare con il normale operato di una cooperativa sociale. Anche la risposta apparsa sui media di oggi da parte del Presidente Codeluppi lascia molte perplessità, in quanto ammette che una parte degli utili (quanto?) è stata ristornata ai soli soci lavoratori anche in presenza di autorevoli voci contrarie a tale operazione.

Inoltre afferma che l’utile è risultato da diverse attività, ma non indica quali siano e in che misura concorrano a determinare tale utile.

Chiediamo dunque risposte. Risposte che la Dimora d’Abramo deve non solo e naturalmente ai propri soci in primis, ma anche ai propri lavoratori e, aggiungiamo, a tutta la città di Reggio.

1) è vero che l’assemblea dei soci ha deciso rispetto l’utile (alquanto elevato) di ristornarne una parte solo ai soci lavoratori escludendo di fatto tutti gli altri lavoratori? Per quali motivi, in quel caso, a tutti gli altri lavoratori non è stata riconosciuta una quota di produttività cosa che la cooperativa avrebbe potuto benissimo fare?

2) Per quali motivi non si utilizza una parte dell’utile per attività in favore delle persone accolte o per ulteriori assunzioni di educatori che favoriscano una maggiore integrazione delle persone accolte?

Ieri venivano riportati dei dati relativi all’accoglienza in provincia di Reggio di circa 200 profughi di cui il 70% ospitati direttamente dalla Dimora il restante 30% da altre cooperative. Per ognuno dei 200 profughi lo Stato riconosce 34 euro al giorno.

Apprendiamo dai media che 5.5 euro sono trattenuti dalla Dimora D’Abramo per espletare delle pratiche burocratiche. Anche quelle di profughi affidati ad altre cooperative (circa 60 profughi pari al 30%). Non pare realistico che tale quota (circa 33 mila euro al mese – risultanti da 5.5 euro moltiplicati per 200 profughi e per 30 giorni -) serva in permanenza per assicurare tutte le pratiche burocratiche a carico della Dimora.

3) La quota dei 5,5 euro lasciata alla Dimora dalle altre cooperative (sono circa 10.000 euro al mese solo nel 2014) per cosa è stata utilizzata?

4) Se ci sono cooperative che, forse con difficoltà, riescono con 28,5 euro ad assolvere a tutti gli impegni previsti per queste persone in difficoltà, come impiega la Dimora i circa 23 mila euro mensili (che si vanno ad aggiungere ai 10.000 delle altre cooperative) che si formano con 5,5 euro per i circa 140 rifugiati seguiti dalla Dimora d’Abramo?

5) Non è possibile lasciare la quota o parte di essa alle cooperative che effettivamente si fanno carico dell’accoglienza per poterla migliorare e per avere magari qualche risorsa in più anche per i propri lavoratori coinvolti nel progetto?

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