Una mano tesa da parte della cooperazione
Ogni estate ha il suo dibattito politico-sociale, quello di quest’anno, sull’immigrazione, per come certa politica lo sta trattando, si fatica a chiamarlo tale. Ma tant’è.
In verità il tema è serissimo perché mette a nudo ciò che è e sarà il mondo. Dice bene Juncker in un’intervista a Repubblica quando sostiene che questa è la società europea di oggi e di domani, che lo si voglia o meno. Fermare infatti persone che fuggono dalla disperazione, dalla fame e da una morte certa è impresa tanto impossibile quanto disumana, doveroso invece è capire chi tra i migranti si trova veramente in quelle condizioni e soprattutto trovare soluzioni efficaci affinché il miglioramento avvenga nei paesi di origine. In fondo quasi tutte queste persone (basta ogni tanto parlare CON loro e non solamente DI loro) hanno la grande speranza, un giorno, di poter tornare nelle loro terre, dalle quali fuggono perché non esistono prospettive né immediate e tanto meno future.
E allora che fare? Rimaniamo in attesa che le istituzioni nazionali e internazionali trovino soluzioni appropriate, o forse e meglio, cominciamo anche noi, ognuno di noi, a pensare come agire?
Propendo per la seconda, e lo dico da italiano, reggiano e fiero cooperatore, ovvero convinto che la cooperazione sia un modo di fare impresa capace di dare un contributo reale allo sviluppo di questi paesi, penso a quelli africani in particolare ma non solo, e quindi sia un valido strumento per riequilibrare un mondo troppo sbilanciato che genera per definizione miseria e disperazione.
Pensiamo a quanto, ad esempio, possa essere efficace un approccio cooperativo in campo agricolo, il primo vero motore verso una normalizzazione alimentare dalla quale poi deriva ogni altro benessere. Mettere insieme piccole proprietà e rendere comuni investimenti e lavoro in questi campi è il modo più elementare e autentico di fare cooperazione e aiuta ad avere un aumento deciso della produttività.
Come Presidente di Boorea ho toccato con mano l’efficacia di un simile approccio nei progetti promossi in Mozambico, Argentina, Palestina,…; la stessa Graçia Machel nella sua ultima visita a Reggio Emilia ci ha sollecitato in tal senso. Ecco cosa può partire quindi dalla nostra provincia e dalla sua cooperazione: un grande progetto, o tanti piccoli progetti (poco importa) di attivazione cooperativa finalizzata ad uno sviluppo economico nei grandi territori, poveri, di crescita demografica provando per una volta a seguire il famoso adagio kennedyano di non chiedersi cosa un Paese, personalmente direi “gli altri”, possono fare per te ma cosa tu puoi fare per migliorare le condizioni degli altri, traendone un enorme indiretto beneficio, poiché strutturale una rete cooperativa internazionale è il modo più intelligente per attivare un percorso di internazionalizzazione delle nostre aziende di cui abbiamo una sanguinosa necessità.
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