Aemilia, Giglio e Cannizzo “stralciati”
REGGIO EMILIA. Fra le cinque posizioni stralciate per motivi tecnici dalle richieste di rinvio a giudizio per il maxi troncone di “Aemilia” vi sono due indagati considerati dalla Dda invischiati in...
REGGIO EMILIA. Fra le cinque posizioni stralciate per motivi tecnici dalle richieste di rinvio a giudizio per il maxi troncone di “Aemilia” vi sono due indagati considerati dalla Dda invischiati in “faccende” reggiane marchiate ’ndrangheta. In primis l’imprenditore 47enne Giuseppe Giglio (originario di Crotone e residente a Montecchio) che è considerato una figura-chiave dell’inchiesta e degli affari del clan (in raccordo operativo con i vertici della cosca) ed a cui sono stati sequestrati in via preventiva beni per oltre 300mila euro. In seconda battuta c’è l’ex carabiniere 56enne Mario Cannizzo che è accusato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Chi indaga gli contesta l'episodio del 17 ottobre 2012 quando - insieme a Luigi Silipo - Cannizzo si sarebbe "mosso" da esattore inviato da Antonio Silipo (per conto di Omar Costi e tramite l'intermediazione di Marco Gibertini) per estorcere soldi ad Andrea Cesarini. In quel contesto l'ex brigadiere riconosce un vecchio collega e capisce che c'è in corso un appostamento. Nel lungo interrogatorio effettuato mercoledì (fuori dai tempi di legge, da qui il non inserimento da parte dei pm nelle notifiche) Cannizzo ha spiegato perché conosce Silipo («L’avevo arrestato anni fa») e di essere estraneo a persone e contesti che gli vengono attribuiti. «Sono tutte cose che possono essere verificate dagli inquirenti» rimarca l’avvocato difensore Giovanni Tarquini.
La maxi udienza preliminare dovrebbe aprirsi in ottobre a Bologna, unendo anche il filone di “Aemilia 2”.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
