Confcooperative contro la Cisl «É una speculazione mediatica»
REGGIO. Continua la polemica sui profughi “usati” come volontari a FestaReggio. E i toni più accesi, strano ma vero, sono quelli interni all’associazionismo cattolico. Dopo che, nei giorni scorsi, la...
REGGIO. Continua la polemica sui profughi “usati” come volontari a FestaReggio. E i toni più accesi, strano ma vero, sono quelli interni all’associazionismo cattolico.
Dopo che, nei giorni scorsi, la Cisl si era scagliata contro Confcooperative – con Cristian Villani che aveva snocciolato i dati della Dimora d’Abramo chiedendosi «perché una parte dell’utile non venga usata per attività in favore delle persone accolte o per ulteriori assunzioni di educatori» –, ora la parola passa a Confcooperative che parla di una forma di «accanimento inspiegabile della Cisl».
«Come la cooperativa ha già spiegato – si legge nella nota di Confcooperative – l’utile deriva dalle diverse attività della Dimora d’Abramo e non è da ascrivere esclusivamente al servizio ai profughi. In ogni caso – si precisa – non ci troviamo di fronte a un’impresa che riceve contributi pubblici a fondo perduto (e sono migliaia quelle che ne beneficiano senza che la Cisl si chieda come vengano usati), ma a procedure trasparenti di affidamento di un servizio rispetto al quale esiste un corrispettivo che non è neppure oggetto di negoziazione tra le parti».
«Quanto al corrispettivo che resta alla Dimora d’Abramo per i servizi resi in via diretta ai profughi – prosegue Confcooperative rispondendo alle accuse e alle provocazioni di Cristian Villani – i titolati ad entrare opportunamente nel merito sono i soci della cooperativa e i partner che, insieme, gestiscono l’accoglienza e l’assistenza ai profughi, così come alle autorità di vigilanza spetta verificare se le procedure di affidamento sono regolari, cosa sulla quale non abbiamo dubbi».
«Che c’entra in tutto questo la Cisl – si legge sempre nella stessa nota – se non per una speculazione mediatica? Rammarica il fatto – conclude Confcooperative – che una vicenda così delicata, e per lo più politica, si sia trasformata in un processo a una cooperativa, con valutazioni che partono da parametri che nulla hanno in comune e con opinioni e richieste in libertà assolutamente irrispettose del suo ruolo».
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