E’ morta a 100 nonna “Cioma”, una vita da contadina
CORREGGIO. Si è spenta mercoledì, all’ospedale di Correggio, Gelsomina Casali, detta “Cioma” che novembre dell’anno scorso, circondata dall’affetto dei figli e dei parenti, aveva festeggia i cento...
CORREGGIO. Si è spenta mercoledì, all’ospedale di Correggio, Gelsomina Casali, detta “Cioma” che novembre dell’anno scorso, circondata dall’affetto dei figli e dei parenti, aveva festeggia i cento anni. I funerali di nonna Cioma si svolgeranno questa mattina, partendo alle 10.15 dalle camere ardenti del San Sebastiano per la chiesa parrocchiale di Fosdondo, dove sarà celebrato il rito funebre e dove la salma sarà poi tumulata nel locale cimitero, accanto alla tomba del marito Oreste morto diversi anni fa.
Gelsomina Casali lascia i figli Giorgio, Carla e Gianni le nuore, generi e nipoti. Nata a Borzano di Albinea da una conosciuta famiglia contadina, Gelsomina era la dodicesima ed ultima figlia e tutti, fin da piccola, la chiamavano, appunto, “Cioma”. Un’infanzia vissuta di duro lavoro nei campi, che Gelsomina svolgeva insieme ai genitori e ai fratelli e a cui non mancavano riti e tradizioni come la preghiera, insieme a tutti i familiari, del Rosario per iniziare al meglio la giornata. A 18 anni Gelsomina sposò Oreste, con il quale ha vissuto a Gavassa fino al 1940.
Pochi anni dopo, quindi, si trasferì a Fosdondo, dove, rimasta vedova, abitava insiere al figlio. In occasione del suo centesimo compleanno la famiglia le aveva anche dedicato questa poesia “Storia di una vita”, di Sandro De Angelis.
«La quercia racconta/ La storia di una vita/ Ore di fatica/ Sulle zolle umide. Vigneti austeri/ Sudore della fronte/ Graffiata dal sole/ Mani di donna/ Forti come il ferro/ Mani che mai s'arresero/ Alla sorte. I campi perduti/ Gli argini dei fossi/ Il muggire delle vacche/ Il profumo della stalla/ Il mietere della falce/ Il ruggire del fieno/ E tu/ Sotto l'enorme cappello di paglia/ La schiena china/ Implacabile sposa/ Madre generosa e fiera/ Padrona dell'essenziale/ Semplice dea contadina/ Lasciasti al tempo/ Tessere il filo/ Per ricamare la tua esistenza/ E sui lembi delle sere/ Al canto delle cicale/ Ti accorgi che tutto ormai/ È stato scritto/ Compiuto il centesimo anno/ Lasci ai tuoi figli/ Ai tuoi pronipoti/ L'eredità più preziosa/ L'esempio/ Della tua vita».
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