Gazzetta di Reggio

Reggio

I 30 profughi tornano a FestaReggio

di Roberto Fontanili
I 30 profughi tornano a FestaReggio

Ieri pomeriggio, puntuali, hanno indossato la maglietta rossa con la scritta “staff”: «Noi facciamo solo i volontari»

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REGGIO EMILIA. Sono arrivati al Campovolo in bicicletta intorno alle 18 e, come ti aspetti da ogni volontario coscienzioso che prende servizio a Festareggio, hanno indossato la maglietta rossa con la scritta “Staff” prendendo posto chi in uno dei tanti ristoranti di festaReggio chi all’Osteria chi in alcuni bar.

Così è stato anche ieri sera per la trentina di rifugiati ospitati dalla cooperativa Dimora d’Abramo che dall’inizio della manifestazione del Pd fanno i volontari al Campovolo e attorno ai quali si è scatenato una querelle che ha portato FestaReggio. A pioggia, in questi giorni, si sono succeduti interrogazioni parlamentari ed esposti da parte della Lega Nord a sollevare un problema al momento tutt’altro che risolto. Tant’è che ieri la Lega, sapendo del ritorno dei profughi, ha chiesto un’ispezione da parte dell’Ausl.

Intanto anche ieri sera i trenta giovani provenienti da Gambia, Costa D’Avorio e altri paesi dell’Africa centrale, sono arrivati da soli per continuare a lavorare, come avevano chiesto di poter fare ai responsabili di FestaReggio la sera precedente. E sono stati accolti con sorrisi e pacche sulle spalle dagli altri volontari, che nel frattempo avevano raccolto oltre 500 firme perché fosse consentito loro di continuare a svolgere il loro lavoro di volontari.

I rifugiati sono tornati al loro posto, ma ancora oggi è per loro difficile comprendere fino in fondo perché si sia scatenata una simile tempesta. Laminedem, Berthèe, Soumahoro, Keita, tutti con una età compresa tra i venti e i trent’anni, con i quali abbiamo parlato ieri, ci hanno dato l’impressione di essere rimasti molto stupiti e dispiaciuti di quanto è accaduto. Nel loro italiano ancora un po’ zoppicante ripetono di «fare questo lavoro per amore dell’Italia, così come facciamo pulizie nella città dove abitiamo... noi non facciamo politica», sintetizza a nome di tutti il ventiquattrenne Keita mentre aspetta di iniziare ad apparecchiare i tavoli nello stand “Italia in tavola” gestito dalla sezione Pd di Correggio. «Siamo contenti di come ci hanno accolto le persone che hanno lavorato con noi», aggiunge l’altro Keita che di anni ne ha 25, mentre si avvicina un volontario di Correggio che dice: «Quando ho letto sui giornali che stasera sarebbero tornati ho fatto un salto di gioia».

Per loro la distinzione tra lavorare per la comunità e per un partito,non si pone. Questo è un tema cu cui si stanno arrovellando altri. Chi si sente tranquillo, anzi “nel giusto” come ha detto ieri, è il segretario provinciale del Pd Andrea Costa che commentando il ritorno dopo un giorno di stop dei rifugiati ha aggiunto: «Siamo nel giusto perché questi ragazzi ci hanno scelto. Volevamo lanciare un messaggio con la loro presenza, far sentire loro che si trovano in una terra accogliente e non in quella parte d’Italia dove c’è chi preferirebbe stessero a guardare una parete». Costa interviene anche nel merito per sottolineare che «la Prefettura si è espressa per quanto riguarda progetti strutturati di enti locali, ma in questo caso si tratta di un progetto spontaneo che può essere equiparato all’impiego del tempo libero».

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