Delrio: appalti pubblici, bisogna cambiare
Il Comitato Acqua bene comune intercetta il ministro, ma non può fare domande: «Questo non è il luogo giusto»
Di casa (letteralmente) sia a Reggio Emilia sia a FestaReggio, l’ex sindaco e ora ministro alle Infrastrutture, Graziano Delrio è tornato ieri alla festa del Pd per un dibattito con il giornalista del Corriere Sergio Rizzo sul tema «L’Italia delle opere utili e delle opere inutili» . Rizzo ha registrato il vistoso declino italiano in fatto di infrastrutture dal 1970 ad oggi. «Siamo il Paese degli eccessi - ha ammesso Delrio - Ci siamo dimenticati di collegare i ponti alle ferrovie. Bisogna considerare che programmare bene le infrastrutture significa anche creare lavoro e sviluppo».
Il ministro ha parlato anche dello scandalo del Mose: “E’ emerso un sistema corruttivo pesante, è urgente una riforma del codice degli appalti pubblici. Se la riforma andrà in porto sarà una rivoluzione, se cambiano le procedure si ferma la corruzione».
Delrio è stato accolto da un gruppo di esponenti del Comitato acqua bene comune che gli ha chiesto di poter fare una domanda sul tema: «Ci ha risposta che quello non era undibattito, ma un confronto - spiega Cesare Schieppati - resta il fatto che sul tema, nessun esponente del Pd ha sinora accettato di confrontarsi pubblicamente con noi».
Il Comitato acqua bene comune aveva volantinato a FestaReggio prima dell’arrivo del ministro, distribuendo un foglio nel quale ribadisce la richista di ripubblicizzazione dell’acqua e chiedendo agli amministratori «un dialogo vero e approfondito». Secondo il Comitatio, «lo studio di fattivilità e le normative indicano che creare un’azienda speciale per gestire l’acqua pubblica si può e conviene» mentre gli amministratori «forniscono risposte inconsistenti che ignorano i dati oggettivi».
Il volantino contiene anche dieci punti con i quali il Comitato difende la sua teoria, contestando alcune affermazioni. Ad esempio, che la ripubblicizzazione costi una follia, che l’operazione comporti rischi per i comuni, che le bollette possano poi aumentare, che si perdano competenze tecniche e via di seguito.
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