Gazzetta di Reggio

Reggio

«Gli inquilini non pagano, chi mi aiuta?»

di Martina Riccò
«Gli inquilini non pagano, chi mi aiuta?»

È l’accusa di un pensionato di 82 anni: «Ho un reddito basso e devo comprare le medicine, ma il Comune non ci sente»

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REGGIO EMILIA. «Ho una pensione bassa, sono vedovo e devo farmi 4-5 iniezioni di insulina al giorno. Eppure, per il Comune di Reggio, non sono io quello da aiutare». È con queste parole che N.S., 82 anni compiuti a fine giugno, inizia a raccontare l’ingiustizia che è costretto ad accettare senza possibilità di ribellarsi.

«Dopo la morte di mia suocera ho ereditato un appartamento in via Melato – racconta N.S. – e dal 2013 l’ho affittato a una coppia. Tutto bene finché, lo scorso novembre, gli inquilini hanno smesso di pagarmi. Mi sono rivolto a un avvocato, abbiamo iniziato la procedura di sfratto, ma poiché l’uomo è disoccupato e la donna ha partorito in aprile, i servizi sociali hanno ottenuto una proroga di sei mesi: gli inquilini dovevano andare via in maggio, e invece se ne andranno in dicembre. Ma perché devo essere io a farmene carico? – si chiede il pensionato – Capisco che la loro situazione non sia bella e mi dispiace molto per loro, ma non sono miei parenti, non sono miei amici. E io, che dovrei essere aiutato, mi trovo invece a dover aiutare».

A nulla è servito andare a parlare con i servizi sociali, con il giudice di pace, con il sindaco: «Mi hanno dato tutti ragione a parole – racconta l’82enne – ma ho capito che, in realtà, è il delinquente ad avere sempre ragione».

Nonostante questo, N.S. non ha voluto che la sua storia restasse senza voce: «So che la maggior parte delle persone che affittano una casa oggi è nelle mie condizioni – ammette – ma vorrei che tutta Reggio venisse a sapere che cosa succede. Ho un reddito annuale lordo di poco più di 20mila euro: ho pagato 1200 euro d’avvocato, ho pagato le tasse sull’appartamento, ho pagato le tasse sull’affitto che non ho ricevuto, ho pagato il condominio al posto degli inquilini. E con quel poco che mi resta devo vivere e comprare le medicine. Non è giusto che il Comune tuteli solo una parte: dall’altra ci sono io, e anche io avrei bisogno di aiuto».

«Queste situazioni sono molto delicate – risponde l’assessore al Welfare, nonché vicesindaco, Matteo Sassi – ma è innegabile che, chi affitta una casa, almeno un tetto sulla testa ce l’ha. In ogni caso non bisogna generalizzare perché c’è chi ha bisogno dell’affitto per vivere, e chi invece ha rinunciato volontariamente a sfrattare inquilini morosi o ha abbassato il canone d’affitto per non gravare su persone in difficoltà».

Al di là della generosità – o, meglio, delle possibilità economiche – dei proprietari, comunque, resta il fatto che i cittadini nella situazione dell’82enne N.S. si sentono completamente abbandonati dal Comune.

«Non è vero che tutto il peso è sulle spalle dei cittadini – afferma Sassi –. Se non ci fossero alloggi d’emergenza per le famiglie sfrattate o un fondo dedicato per morosità incolpevole, per esempio, le procedure di sfratto potrebbero essere più lunghe e incontrare più difficoltà. In ogni caso – conclude il vicesindaco – non bisogna dimenticare che l’affitto è un contratto che si stipula su libero mercato e, come tale, prevede dei rischi. Quando un proprietario decide di affittare una casa, sa bene a cosa va incontro».

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