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Iren sui ratti: «Spetta al Comune»

Iren sui ratti: «Spetta al Comune»

La replica sull’invasione in viale Timavo: «Devono inviare i loro tecnici»

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REGGIO EMILIA. Appendere un cartello non basta certo a risolvere il problema dell’invasione di ratti, ma è il primo passo da compiere per disinfestare la zona.

Questa, in sostanza, la risposta di Iren dopo la segnalazione del residente in viale Timavo, che, da qualche settimana, ha notato che una famiglia di ratti si è “sistemata” sotto la campana del vetro all’angolo con via Minghetti e che – strano ma vero – qualcuno la nutre buttando per terra razioni di riso e pastasciutta.

«La prima cosa da fare per allontanare i ratti – spiega Iren – è togliere qualsiasi fonte di cibo. Questi roditori, infatti, si stanziano dove è più facile trovare da mangiare, e poi diventa difficile farli andare via. Potrebbero essere attratti da cibo per cani o gatti lasciato nelle ciotole, da sacchi del pattume buttati fuori dal cassonetto o, come in questo caso, da avanzi gettati appositamente per terra. Questo comportamento – aggiunge Iren – è da interrompere immediatamente. Finché la gente non smetterà di nutrire i ratti, infatti, non si potrà iniziare alcuna procedura per disinfestare la zona».

Se il roditore ha alla portata parecchio cibo, d’altronde, perché dovrebbe andare a cercare le esche intrise di veleno?

«Ma bisogna stare attenti anche a buttare la spazzatura nel bidone – prosegue Iren – perché anche se i rifiuti sono nel sacchetto di plastica, i topi, con i loro denti e artigli affilati, possono romperlo e mangiare il contenuto».

Ecco spiegata, dunque, la comparsa del cartello “Siete gentilmente pregati di non nutrire i topi che vivono sotto la campana di vetro”. «Quando questo comportamento sbagliato verrà interrotto – conclude Iren – i cittadini potranno rivolgersi al Comune che, a quel punto, manderà sul posto dei tecnici, deciderà come intervenire e ci coinvolgerà nell’operazione di derattizzatazione. Ma finché ai topi verrà servita la “pappa” pronta, non si può fare nulla». (m.r.)

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