Bersani a FestaReggio: «Questo Pd non c’entra con la sinistra»
Ieri sera l’abbraccio e l’applauso dei militanti all’ex premier che non ha risparmiato le accuse a Renzi e al suo governo
REGGIO EMILIA. «Io credo a un Pd come compimento dell’Ulivo, come un partito di centrosinistra nettamente alternativo alla destra, che sappia dialogare con la parte di sinistra radicale e anche con il civismo. Credo a un Pd che costruisce un centrosinistra, e non a un partito che vuole vestire i panni di una formazione centrale, dove per vincere le elezioni si dà un colpo al cerchio e una alla botte».
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È con queste parole che Pierluigi Bersani – ospite ieri sera a FestaReggio – ha iniziato a tratteggiare il suo ideale politico. Contrapponendosi non poco a ciò che sta avvenendo sotto il marchio Renzi. «In Italia non è facile per un partito di centrosinistra vincere le elezioni politiche: ci siamo riusciti solo quando si è creata una formazion riformista (penso all’Ulivo, e poi al Pd) che è riuscita a parlare con qualcosa di buono che era fuori da lei, come la sinistra radicale e il civismo altrettanto radicale. Perché per quanto sei grande, fuori c’è sempre qualcosa di buono, e solo se lo coinvolgi puoi pensare di vincere. Se non lo fai puoi solo sperare che la destra non si riorganizzi abbastanza».
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Ma Bersani non ha parlato solo dell’orizzonte futuro: le sue parole puntavano alle radici, a quelle idee da cui – secondo l’ex premier – il Pd era nato. «La mia paura – ha ammesso – è che a forza di telefonate e tweet si perda la fiammella. Quella fiammella che voi reggiani conoscete bene, ed è il motivo per cui la sanità funziona per tutti, senza fermarsi davanti al portafoglio, e per cui l’imprenditore e il lavoratore sono figure diverse ma di uguale dignità, che devono essere aiutate a stare in piedi tutte e due».
La priorità del lavoro, dunque, ma ancora di più quell’equità che oggi sembra non esistere più. «Essere una sinistra di governo vuol dire battersi per una crescita con equità, ottenere un accorciamento della forbice. Questo avviene solo difendendo sanità, istruzione, sicurezza. Un fisco progressivo e che riduca l’evasione alla media europea. E poi una politica di investimenti per l’innovazione con un rapporto di pari dignità tra capitale e lavoro. Mi fa male vedere il capo del mio governo che applaude se la Fiat porta fuori dall’Italia la sede fiscale. La Mercedes e la Volkswagen – ha affermato Bersani prima di venire interrotto da un applauso scrosciante – hanno le stesse aliquote della Fiat, eppure non se ne vanno».
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«Quando ero al governo abbiamo fatto tante riforme, alcune giuste altre meno, ma è la direzione che conta, è il manico: bisogna pensare all’equità e a creare nuovo lavoro. E anche a liberalizzare altri settori rispetto al commercio: penso alle banche, alle assicurazioni, ai farmaci, alle torri delle tv, alle case editrici». (m.r.)
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