I mali mai curati della finanza mondiale
Quanto sta avvenendo sui mercati finanziari internazionali sono le conseguenze delle “male bestie “ , diciamo strutturali, che hanno colpito il sistema finanziario internazionale, dopo la fine degli accordi di Bretton Woods, con riflessi pesanti sulle economie reali. Non illudiamoci anche se le borse hanno segnato dei recupuri, che sono quasi fisiologici degli assestamenti dei listini nelle fasi post-acute delle crisi, che questi mali siano superati.
Anzi, tutto cio' non è altro che il risultato di tre grandi mali: 1. la pessima gestione della politica monetaria da parte delle principali Banche Centrali del mondo, con in testa Giappone e Stati Uniti; 2. l’avidità di guadagno della lobby degli operatori di Borsa, specialmente negli Stati Uniti, che trascina con sé i risparmiatori più sprovveduti; 3. i clamorosi errori compiuti dal governo “monocolore” cinese nel gestire l’economia e il mercato azionario, violando non solo elementari leggi di mercato, ma fornendo di continuo dati statistici “gonfiati”.
Non si era lontano dal vero quando lo scorso anno Papa Francesco, nell’incontro mondiale svoltosi in Vaticano con i Movimenti popolari, diceva con veemenza che “l’amore per i poveri è al centro del vangelo: è la dottrina sociale della Chiesa”, e poi ancora, puntava il dito contro la finanza: “E’ un crimine che milioni di persone soffrano la fame, mentre la speculazione finanziaria condiziona il prezzo degli alimenti, trattandoli come qualsiasi altra merce. Nessuna famiglia senza tetto. Nessun contadino senza la terra. Nessun lavoratore senza diritti. Nessuna persona senza la dignità del lavoro” .
Va detto che il Giappone fu il primo, all’inizio degli anni 2000, a varare una politica monetaria ultraespansiva, conosciuta come “quantitative easing”, per stimolare lo sviluppo dell’economia reale. Nonostante il suo fallimento, la Banca Centrale di Tokyo ha continuato cocciutamente a proporla, portando il debito pubblico a livelli stratosferici. Nel 2008 anche la Federal Reserve di Washington la adottò e infine nel 2014 fu il turno della Banca Centrale Europea.
Si è così violata una legge naturale: inondare il mercato di liquidità, quando l’economia reale è frenata nella sua crescita da tante incertezze, equivale a una fatica di Sisifo. Non è compito dei banchieri centrali favorire lo sviluppo economico: il loro compito è di proteggere la stabilità della moneta. Stamparla o creare credito aggiuntivo con il “quantitative easing” è un pericoloso artificio che alla lunga mina la stabilità della moneta. L’avidità del facile guadagno nello scambiare in Borsa la carta con la carta prima o poi si paga duramente, come è giusto che sia.
Ciò che non è giusto è che governi e parlamenti non siano ancora riusciti a estirpare questo cancro dal corpo dell’economia mondiale, oggi mille volte più pesante di quello esistente all’epoca della “grande crisi” del 1929 e quindi mille volte più pericoloso. Tra le “esplosioni” in Borsa e fuori Borsa, distruttive di risparmi e di vite umane, il governo cinese sta dimostrando tutta la sua incapacità nel gestire l’economia reale e finanziaria, a danno dei suoi stessi cittadini del crescente ceto medio ammagliata dalla Borsa, come nel periodo d'oro del turbo capitalismo.
Tutto ciò, mi auguro, dovrebbe portare alla ribellione di un popolo abituato a obbedire da suddito, quando era povero, ma ora colpito pesantemente nei suoi interessi economici, che da 30 anni hanno iniziato a crescere. Sta capendo quanto sia falso il famoso detto di Mao e dei suoi successori: non importa il colore del gatto, l’importante è che uccida il topo. Ma il colore giusto dipende innanzitutto dalla buona cultura (onestà e competenza) dei governanti e poi dei governati.
È davvero amaro constatare che questa grave carenza accomuna la Cina al mondo sviluppato, non esclusa l'Italia anche in questa fase politica, governata, si fa per dire, da un uomo solo al comando. Il nostro è uno sviluppo minacciato da tanti “medici” disonesti e incompetenti. È ciò che ad esempio temeva Luigi Sturzo, che considerava il “ servire non servirsi “ la prima regola del buon politico. L’augurio è che l’attuale “diluvio”, dopo tanti inascoltati “tuoni”, contribuisca a portare il buon senso tra i “medici” di un mondo popolato da malati per nulla immaginari , da crescenti paure della vecchia Europa, che fatica purtroppo a darsi una politica comune decisa ed appropriata di gestione dell'accoglieza di migliaia di migranti che vogliono fuggire dalla guerra, della persecuzioni, dalla fame e della miseria ( dove sta la superenziana Mogherini, responsabile delle politica estera dell'Unione Europea,che dopo più di un mese appare tutta abbranzata ma inesistente ! ).
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