Gazzetta di Reggio

Reggio

«Matrimonio combinato poi anni di botte e abusi»

di Adriano Arati
«Matrimonio combinato poi anni di botte e abusi»

Castellarano: il racconto della donna magrebina sequestrata dall’ex marito «Mi aveva sposato per i documenti, anche la mia famiglia non voleva il divorzio»

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CASTELLARANO. «La mia vita è stato un continuo inferno, la serenità è durata solo un paio d’anni, i primi due di matrimonio, poi lui si è rivelato per quello che era».

A parlare è S.N., la moglie dell’uomo arrestato dagli agenti del commissariato di Sassuolo per averla aggredito per l’ennesima volta. Una coppia magrebina, che in passato aveva abitato a Castellarano, con due figli, con la donna che ha deciso di denunciare il marito, che la minacciava e la picchiava da tempo.

«L’ho visto per la prima volta quando ho compiuto 18 anni - racconta la donna, oggi 29enne - si è presentato a casa dei miei chiedendo di sposarmi. Dopo un paio d’anni di buon comportamento si è rivelato quello che era: un poco di buono. Nel 2012 ho chiesto la separazione e po il divorzio. Intanto erano nati due bambini ed anche loro hanno vissuto momenti duri».

La realtà della quale parla la donna si chiama più comunemente “documenti di soggiorno”, che per l’uomo che ne era sprovvisto sono diventati realtà dopo il matrimonio. «È cambiato in fretta - continua nel racconto - e ha cominciato a non lavorare, a picchiarmi anche davanti ai bambini e, quando ho deciso di andare via da casa, ho dovuto scontrarmi anche con la mia famiglia. Nella nostra cultura non è ammesso che una donna chieda il divorzio ed anche i miei genitori mi hanno sempre spinta a riconciliarmi con lui. Ho avuto gli aiuti del caso, sono stata anche in una casa protetta, ma lui mi trovava sempre ed erano sempre minacce e botte». Anche la ricerca di una indipendenza economica è stata ostacolata dall'ex marito. «Ha smesso di darmi l’assegno di mantenimento deciso dal giudice - aggiunge - e mi ha sempre cercata in tutti i posti dove andassi a chiedere di lavorare. Mettendo in difficoltà anche chi voleva darmi un aiuto. Una cosa è chiara: lui non accetta che il nostro rapporto sia finito e reagisce con la violenza. A me tocca scappare: da Castellarano a Fiorano, a Sassuolo, a Formigine e così via. Spero che davvero vi sia una forza che gli impedisca di continuare questa persecuzione».

A Sassuolo vi sono altri casi di questo genere, emersi e presi in gestione. «Ne ho visti diversi quando ero alla Caritas - afferma l’assessore ai Servizi sociali, Antonella Vivi - al centro di ascolto venivano signore che subivano violenza tra le mura domestiche. Ricordo di averne accompagnata una in ospedale ma quando era il momento di fare denuncia si tiravano indietro. Mancava e manca ancora la cultura della ribellione, che porta il più delle volte a perdere la stima di famiglia e amici. Attualmente in Comune prendiamo in carico la donna ed i figli e proponiamo all’uomo un percorso di carattere psicologico prima del ricongiungimento». (a.s.)

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