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Reggio Emilia, la cimice asiatica avvistata anche sull’uva

di Claudio Corradi
Reggio Emilia, la cimice asiatica avvistata anche sull’uva

L’allarme lanciato dal Consorzio Fitosanitario: «I danni sui grappoli maturi sono inimmaginabili»

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REGGIO EMILIA. E’ sempre più allarmante la minaccia della cimice asiatica per il nostro territorio. Il fastidioso insetto quest’anno ha già provocato ingenti danni alle colture frutticole della provincia di Modena ed ora sta lentamente invadendo anche le colture reggiane sulle quali, in diversi casi, è già stato avvistato. Ad essere colpiti ed irreversibilmente danneggiati sono i frutti in fase di maturazione tanto che dopo i primi attacchi avvistati su pesche la cimice si è poi spostata sulle pere ed ora anche sull’uva. Danni che nelle aree invase possono spaziare dal 20 al 100% dei frutti colpiti e resi immangiabili per le punture e deformazioni subite.

L’allerta è massima tanto che i tecnici del Servizio fitosanitario regionale, dell’Università di Modena e Reggio, che è il responsabile scientifico della ricerca nei confronti di questa nuova emergenza, e dei Consorzi Fitosanitari locali si sono riuniti per due giorni consecutivi al Tecnopolo di Reggio, per disegnare le strategie d’intervento nei confronti di un fenomeno che sta diventando un vero problema sociale.

Sociale per il fatto che la cimice ha già iniziato ad invadere le abitazioni nella quali si appresta a trascorrere il periodo autunno-invernale generando non pochi disagi sia di carattere igienico che per lo sgradevole puzzo generato. «Il rischio che si corre in questa fase - è emerso dall’incontro - è che ogni cittadino intraprenda una lotta fai da te ed inizi a spruzzare insetticidi che possono risultare efficaci solo per la cimice direttamente colpita ma del tutto inutili per quella che arriverà fra due giorni».

La massiccia crescita esponenziale della popolazione di cimice asiatica, presente a Modena dal 2012, ha spiazzato un po’ tutti anche se questo aspetto non era certamente prevedibile. Dal giorno del primo avvistamento della cimice alla sua diffusione a livelli di pericolosità paragonabili a quelli che noi riscontriamo oggi sono passati addirittura 16 anni. «E’ per questo che servono fondi per la ricerca - sostiene il gruppo di lavoro riunito al Tecnopolo - per fare presto, per raccogliere insetti, per studiare i loro meccanismi di riproduzione (una femmina pare possa generare fino a 400 nuove cimici) per capire la logica dei loro movimenti sulle produzioni agrarie, per sperimentare sistemi di cattura a mezzo di trappole o dar vita a metodi di lotta biologica». I danni generati dalla puntura dell’insetto su frutta ed uva possono essere distruttivi ed è per questo che occorre monitorare capillarmente la situazione ed intervenire, se il caso, con la massima cautela e coordinazione. E’ di pochi giorni fa l’sms inoltrato dal Consorzio Fitosanitario con il quale si informavano gli oltre 1.500 iscritti al servizio dell’avvistamento della cimice anche su uva. I danni che potrebbero essere conseguenti ad una massiccia infestazione di cimici sui grappoli maturi sono inimmaginabili anche se non diretti alla produzione. “E’ ancora tutto da valutare – spiegano i tecnici – l’effetto che potrebbe avere una enorme presenza di cimici nel mosto. In effetti non abbiamo mai avuto a che fare con una popolazione così enorme di questo insetto ed è per questo che nei prossimi giorni, con le cantine locali, vorremmo avviare anche delle sperimentazioni sull’uva da vino con micro-vinificazioni».

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