Gazzetta di Reggio

Reggio

Un altro sold-out grazie a chef Rubio

di Miriam Figliuolo
Un altro sold-out grazie a chef Rubio

«Qui a Reggio ho mangiato ottimi bolliti...», e via con i selfie

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REGGIO EMILIA. Un bagno di folla, a cui non si è per niente sottratto, percorrendo viale IV Novembre tra un selfie e l’altro e un assaggio e l’altro ai food truck allestiti per l’ultimo giorno di “In Food we truck in stazione”, lungo la strada che collega piazzale Matteotti e viale Piave.

Anzi. Chef Rubio, alias Gabriele Rubini, ex giocatore di rugby e ora noto chef, conduttore di una trasmissione televisiva diventata popolarissima come “Unti e Bisunti” (per DMax), la cui terza edizione è ai nastri di partenza (l’8 settembre), e giudice in “Il re della griglia”, ha dimostrato ancora una volta che dietro al fisico massiccio e tatuato c’è un uomo capace di accattivarsi la simpatia della gente, anche “in diretta”.

Rubini è stato ieri ospite d’onore di una kermesse che ha avuto un grande successo in città. E se doveva essere, come hanno spiegato gli organizzatori, «un giro informale da cliente, allo scopo di enfatizzare il concetto di socializzazione», alla fine la sua presenza è stata un vero e proprio bagno di folla.

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Tutti pazzi, è il caso di dirlo, non solo per lo street food, ma anche per Chef Rubio, che alla fine, ha organizzato la fila ai piedi del palco per dare a ciascuno modo di scattare il proprio selfie con lui.

Lui è cuoco diplomato all’Alma, la Scuola internazionale di cucina italiana di Colorno, titolo conseguito quando di carriera nel rugby ne aveva già fatta un bel po’, e ora è diventato simbolo, grazie alle popolari trasmissioni, di un certo tipo di street food, di qualità e che sia in grado di interpretare con rispetto la tradizione.

Non è la prima volta per lei da queste parti, sia come giocatore di rugby che come cuoco. Vero?

«Come giocatore di rugby sono venuto poche volte a Reggio Emilia: una volta ero infortunato e un’altra non giocavo nella stessa serie. A quei tempi non ero un professionista della cucina. Poi come cuoco sì, sono venuto in zona dove ho mangiato degli ottimi bolliti al carrello. A Bologna ho preparato rane fritte... A Reggio Emilia in realtà sono venuto a fare diversi assaggi. Non solo bollito, un sacco di paste fresche. E mi è piaciuto tutto molto».

Ci tornerà con la trasmissione?

«Per quanto riguarda questa stagione non è prevista una tappa reggiana ma spero di potere passare di qua in una quarta serie...».

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Potendo scegliere tra rugby e cucina?

«Una vacanza no eh? Stare a letto, fissare il soffitto...».

Cosa le hanno insegnato l’uno e l’altra?

«I valori sono più o meno gli stessi: rispetto, sacrificio. Solo che in uno prendi le botte e in un altro invece spadelli. Manca il contatto fisico in cucina».

E meno male. Con quale piatto locale le piacerebbe confrontarsi?

«Mi farò una passeggiata e poi magari glielo dico a fine percorso».

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Street food di qualità. È questo il tema. Ma è solo scenografia o ha davvero un senso?

«Qui lo scoprirò solo mangiando. Spero che ci siano dei contenuti. Ragazzi che investono sacrifici e idee per poi potere portare avanti un credo che mi auguro sia il più possibile simile al mio, quello di tutelare e salvaguardare i piatti della tradizione. Tramite lo street food spero che tutti quelli che investiranno in piccole e medie imprese possano portare avanti qualcosa di profondo e non meramente economico».

Cosa direbbe a chi volesse cimentarsi in questo tipo di impresa?

«Di credere in quello che fanno e di farlo al massimo perché prima o poi i risultati arrivano. Le difficoltà? Ci saranno ogni giorno da quando ci si sveglia a quando si va a dormire. Se no la vita sarebbe noiosa...».

Lei però è uno chef diplomato... Non conta di più?

«Il diploma da chef in sé è un pezzo di carta. È lo studio che c’è dietro che conta. E la passione».

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