Camera di commercio al bivio spaccata tra Modena e Parma
REGGIO EMILIA. È ancora tutto da sciogliere il nodo degli accorpamenti tra le Camere di commercio dell’Emilia-Romagna che, sulla base della legge di riordino da poco approvata, prevede che entro...
REGGIO EMILIA. È ancora tutto da sciogliere il nodo degli accorpamenti tra le Camere di commercio dell’Emilia-Romagna che, sulla base della legge di riordino da poco approvata, prevede che entro la fine dell’anno si passi dagli attuali nove a solo quattro enti in regione. Tra coloro che devono obbligatoriamente scegliere con chi unirsi anche la Camera di commercio di Reggio, che nonostante la diminuzione del numero di aziende necessarie per restare autonome (sceso a 75mila), non può fare da sola.
In questo quadro l’unica ad avere i numeri (100mila imprese iscritte) per l’autonomia è Bologna. Per le altre province la situazione è più complicata. Dappertutto i giochi sono ancora aperti. Ravenna deve scegliere se fare un unico ente della Romagna con Forlì-Cesena e Rimini o inglobare anche Ferrara, che è contesa a sua volta da Modena. Parma invece sta già guardando a Piacenza. Per Reggio, sia che cerchi un accordo con Modena o con Parma, il rischio è dover trattare da una posizione di debolezza, nonostante la Camera reggiana sia ben patrimonializzata e porti in dote un buon numero di imprese. Al momento sono due le ipotesi sul tavolo: la prima è unirsi con Modena, visto la contiguità e la presenza di un elevato numero di aziende operanti in settori come quello ceramico, meccanico e meccatronico. Ed è questa l’ipotesi caldeggiata dal presidente Stefano Landi. La seconda invece che vede privilegiare il settore agroalimentare, e quindi l’unificazione con Parma e Piacenza, sostenuta da altri consiglieri.
A non aiutare Reggio nella scelta è anche l’incertezza legata a ciò che farà la nuova Provincia, mentre l’Unione degli industriali sta privilegiando l’opzione con Mantova e Cremona. Legacoop ha già scelto di unirsi con Parma e Piacenza mentre i sindacati (Cisl e Uil) hanno scelto di unirsi con Modena. Per non restare con il cerino in mano qualche consigliere ha suggerito di unirsi con Piacenza e poi, da una posizione di maggior forza, accordarsi con Parma. Di certo, è il commento unanime di diversi consiglieri «questa riforma che tiene conto solo del numero delle aziende rischia di creare un qualche problema».
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