Gazzetta di Reggio

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«Riserve di caccia per pagare i danni agli agricoltori»

di Adriano Arati
«Riserve di caccia per pagare i danni agli agricoltori»

Ramiseto, è la proposta del sindaco Dolci per contrastare l’eccessiva espansione degli animali selvatici in montagna

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RAMISETO. «Gli animali selvatici ormai sono un problema molto serio, per gli agricoltori è dura. Una soluzione? Si potrebbero creare delle riserve di caccia, gestite per poter dare fondi a chi subisce danni».

Il sindaco di Ramiseto Martino Dolci parla con cognizione di causa dei danni provocati dagli animali selvatici alle colture e agli allevamenti nella montagna reggiana. Sia come amministratore di un vasto comune del crinale sia come allevatore e imprenditore agricolo che con questa situazione si deve confrontare molto spesso. Sabato scorso a Carpineti, il comandante della forestale di Reggio e Parma Luigi Fedele ha tenuto una conferenza sul tema davanti a oltre cento persone, a conferma dell'interesse degli abitanti appenninici.

Fra le soluzioni proposte, lo sviluppo della gastronomia a base di selvaggina.

Ben diversa la posizione di Dolci, che a Ramiseto deve confrontarsi soprattutto con le devastazioni dei cinghiali: «nel nostro territorio i cinghiali sono il problema principale, molto più dei lupi per i danni che fanno. E molto più dei caprioli: qui da noi non ci sono alberi da frutto e colture adatte a loro, i guai sono per i campi e i terreni che i cinghiali devastano. E dire che ne hanno anche ridotto il numero» – spiega il sindaco ramisetano.

E c'è anche un altro rischio: «penso ai cervi, per ora non sono moltissimi, ma il numero è in crescita. Quelli sono animali che, vista la loro stazza, potrebbero generare altri problemi anche in una zona come la nostra».

La popolazione di ungulati è altissima, certamente sovradimensionata per la montagna reggiana, e chiaramente non può essere ridotta drasticamente in poco tempo. Bisogna quindi trovare soluzioni per arginare il problema e ottenere fondi con cui coprire i danni.

Dolci pensa prima di tutto a «delle riserve di caccia. Spazi ben precisi, controllati e gestiti con cura, in cui permettere a pagamento la caccia a questi ungulati».

Qualcosa di simile, seppur in pochissimi casi, esiste già, ma Dolci ha altre idee: «Non parlo di riserve di caccia come quelle che ci sono adesso, gestite da Atc. Ci vorrebbero delle riserve che possano portare fondi con cui risarcire gli agricoltori. Perché sono loro a lavorare, loro a subire i danni, e quindi le entrate servirebbero per sostenerli ad affrontare le forti spese che hanno per via degli animali». Inoltre, «sarebbero uno strumento per gestire meglio il territorio, una struttura a cui pensare magari anche per i funghi e altro».

Il primo cittadino ramisetano punta a questa soluzione ma nel frattempo «spero venga dato maggior spazio ai cacciatori, perché riducano il numero dei cinghiali, quantomeno. Da noi sono questi animali il problema principale – conclude – e ormai per tanti piccoli imprenditori sta diventando difficile andare avanti, in queste situazioni».

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