Gazzetta di Reggio

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«La via Emilia è un brand da valorizzare»

di Stefano Luppi
«La via Emilia è un brand da valorizzare»

Il sindaco Vecchi sul riordino istituzionale: «Bisogna rafforzare la collaborazione fra ex Province»

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REGGIO EMILIA. «Quando parliamo di area vasta, abbiamo di fronte due questioni: rafforzare le strategie di collaborazione tra ex province, già peraltro intraprese in tanti casi, e poi definire esattamente cosa sono questi nuovi enti di secondo grado al debutto. Dovranno essere efficaci e non aggiungere burocrazia. Poi certo, la mia opinione è che debbano stare insieme tutte le città da Piacenza a Modena fino a Ferrara, esattamente come ha fatto la Romagna. A ciò si aggiunge Bologna, città metropolitana. Sono convinto che troveremo la quadra anche perché pensiamo, solo per fare un esempio, come la Romagna». Il sindaco Luca Vecchi non nasconde la sua strategia e presto dice incontrerà tutti i sindaci interessati. Compreso quello di Modena Muzzarelli «con il quale collaboriamo su numerosi fronti».

Sindaco, si arriverà a un’area emiliana? Sembra la soluzione adombrata anche dal presidente della Regione Bonaccini quando dice a Modena di fare le giuste valutazioni rispetto a Reggio...

«Io penso che l’area vasta dell’Emilia debba appunto comprendere tutte le ex province emiliane tranne Bologna e quelle romagnole. Questo perché noi abbiamo sempre valutato come una opportunità l’idea di unire tutta l’Emilia. Abbiamo la consapevolezza che ci sono sì differenze tra Piacenza, Parma, Reggio, Modena e Ferrara, ma anche una similitudine socio-economica molto evidente. La via Emilia deve diventare un brand».

Come arrivare all’obiettivo? Finora siamo ai distinguo: Reggio con Parma e Piacenza e Modena con Ferrara.

«Io sono pronto a discutere su ogni ipotesi, ma la discussione sia nel merito e non sui perimetri. Non si parte da zero perché da anni discutiamo di strategie di area vasta, facciamo cooperazione territoriale condividendo progetti».

Qualche esempio?

«La Mediopadana ad esempio ha creato un bacino di utenti che vengono a prendere l’Av anche da Cremona e da Trento e tutto ciò ha portato a investimenti sul territorio. Poi c'è la cultura: il ministro Franceschini a Modena ha annunciato il progetto Estense importante dal punto di vista turistico. E poi ci sono i teatri: quelli da Piacenza a Modena sono esattamente nelle Terre Verdiane, e Verdi è famoso in tutto il mondo. Dobbiamo imparare a guardare, noi amministratori, all’utenza straniera non a quella emiliana. Insomma anche la politica deve aprire la mente. Penso che le città devono coltivare le future aree vaste soprattutto per la promozione e la competitività territoriale, mettiamo da parte i campanili e pensiamo a cosa rappresenta per noi la via Emilia da Piacenza a Modena».

Quali i rischi?

«Dobbiamo puntare su maggior efficienza e meno burocrazia e il dimensionamento va calibrato con attenzione, ma certo non possiamo creare enti che diventino nuove soprintendenze e pieni di problemi tra due anni. Non costruiamo grandi baracconi che bloccano i progetti: è nostro dovere ragionare insieme e poi fare funzionare le aree vaste».

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