Caso New Line: fatture fasulle per centinaia di milioni
I pm Salvi e Forte indagano sulla società fallita di Reggio Emilia e su una valanga di società collegate
REGGIO EMILIA. Una maxi frode, attraverso false fatturazioni, da alcune centinaia di milioni di euro. E’ quanto sta emergendo da diversi filoni investigativi su cui stanno lavorando i pm Valentina Salvi e Giacomo Forte, coordinando gli accertamenti della guardia di finanza.
La base di partenza per gli inquirenti è legata al fallimento della New Line spa, azienda stratificata (con sede legale in via Kennedy e quella operativa in via Mazzacurati) che era impegnata in vari settori: dall’informatica alla vendita di legname, fino all’attività legata al ciclismo che aveva portato all’acquisizione di un ramo della Caam sport (storico negozio di biciclette che quest’estate ha chiuso i battenti).
Per chi indaga la New Line avrebbe avuto il ruolo di società “cartiera”, cioè si sarebbe principalmente occupata di emettere fatture per operazioni inesistenti. Da provare numerosi reati fiscali (false fatturazioni per incassare l’iva o abbattere il reddito), con tante altre società che potrebbero essere coinvolte.
Ma non è finita qui, perché i due sostituti procuratori Salvi e Forte, analizzando la documentazione raccolta, hanno notato gli stretti rapporti fra la New Line (presieduta dall’imprenditore reggiano 70enne Vether Fabbi) e i fratelli Maurizio (46 anni) e Marco Foroni (52 anni) – il primo residente a Boretto, il secondo a Castelnovo Sotto – finiti in un’inchiesta della guardia di finanza di Modena (coordinata dal pm Claudia Natalini). Anche nel caso dell’inchiesta modenese farebbero capolino le frodi carosello sull’Iva, il che ha portato ad uno scambio di informazioni fra la procura di Reggio e quella di Modena.
Chi finirà sul registro degli indagati a Reggio è ancora prematuro prospettarlo, perché sarebbero tante le società coinvolte ed è stata necessaria – in procura – una riunione di coordinamento (presieduta dal procuratore capo Giorgio Grandinetti) per fare il punto della situazione e decidere le strategie investigative poi affidate alla guardia di finanza di Reggio (con qualche contatto anche con i colleghi di Bologna). Riunione che si è chiusa lasciando i vari procedimenti in capo – separatamente – ai due pm Salvi e Forte, per poi valutare più avanti se sarà necessario imboccare la strada di un unico fascicolo.
A Modena, intanto, va avanti l’inchiesta che in aprile era coincisa con quattro arresti (fra cui i due fratelli imprenditori Foroni e il toanese Vainer Francesco Monti) e nove persone denunciate (fra cui tre reggiani).
Chi è finito in questa “rete” – battezzata operazione Plafond – risulta accusato di associazione a delinquere costituita per commettere bancarotte fraudolente e reati fiscali. E pochi giorni dopo il primo blitz era stata trovata dai finanzieri, nell’ufficio di uno degli imprenditori indagati, una porta segreta (dietro ad una grande libreria) che si apriva con un telecomando: dentro un fiume di contanti, decine di timbri e documenti.
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