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guastalla, replica della ditta agli ambientalisti

«Chimica Pomponesco, nuovo impianto senza rischi»

«Chimica Pomponesco, nuovo impianto senza rischi»

GUASTALLA. Dopo la notizia delle iniziative dell’associazione “Noi, Ambiente, Salute” in merito alla richiesta di ampliamento avanzata della ditta Chimica Pomponesco del Gruppo Frati, arriva la...

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GUASTALLA. Dopo la notizia delle iniziative dell’associazione “Noi, Ambiente, Salute” in merito alla richiesta di ampliamento avanzata della ditta Chimica Pomponesco del Gruppo Frati, arriva la risposta dell’azienda stessa, a firma del direttore generale Alberto Tarana.

«Se l’intervento riguardasse il ciclo produttivo del pannello truciolare – si legge – potremmo anche comprendere questa posizione, pur ritenendo ineludibile il vaglio del giudizio scientifico. Ci teniamo però a rassicurare che non si tratta di questo, ma della costruzione di un impianto assolutamente differente, relativo infatti alla sintesi di polimeri acrilici che nulla ha a che fare con le resine impiegate nel settore del pannello».

«Per la valutazione dell’impatto sanitario sulla popolazione – prosegue il documento - sono state considerate come basi di partenza proprio le conclusioni dello studio epidemiologico viadanese, realizzato dall’Osservatorio Epidemiologico della Asl di Mantova in collaborazione con l’Università di Verona. In questo senso, abbiamo fatto nostra questa indagine sanitaria che ha consentito la mappatura degli inquinanti di maggior interesse tossicologico o loro traccianti. Questa rappresentazione costituisce per noi la situazione attuale, focalizzata su ciò che effettivamente potrebbe esprimere un rischio per la salute, cioè formaldeide, ossidi di azoto, polveri di legno e di combustione. Orbene, le sostanze che si intendono utilizzare e i prodotti finiti del processo di produzione dei polimeri acrilici non rientrano tra quelle elencate dallo studio epidemiologico citato nè hanno proprietà tali da colpire gli stessi organi bersaglio».

«Per raggiungere questa convinzione – continua l’azienda – abbiamo consultato tutta la letteratura scientifica più recente, per conoscere quali molecole siano coinvolte nella sintesi del polimero acrilico e quali tra queste possano essere di interesse per la salute. Non si tratta né di formaldeide, né di polveri di legno, né di diossine, né di ossidi di azoto, ma di un solvente denominato “cicloesano-acetato di etile” che non condivide alcun meccanismo d’azione od organi bersaglio simili a quelli emersi nello studio epidemiologico viadanese. Emerge, inoltre, che le sostanze utilizzate e i prodotti finiti risultano avere proprietà biodegradabili e non bioaccumulabili. Per far questo ci siamo serviti di una modellistica d’avanguardia: si raggiungono concentrazioni e quantità talmente basse da non apparire neppure minimamente paragonabili con quelle che la letteratura scientifica indica come soglie di attenzione per la salute». «Rimaniamo comunque sempre aperti al confronto – conclude Tarana – e in attesa che la Provincia di Mantova concluda l’istruttoria relativa alla verifica di assoggettabilità alla valutazione di impatto ambientale».

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