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Il giovane disabile: «Dal Comune solo promesse»

di Martina Riccò
Il giovane disabile: «Dal Comune solo promesse»

Il 22 enne Raguso aveva lanciato un appello sulla Gazzetta. «La Rabitti mi ha preso in giro, non si è più fatta sentire»

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REGGIO EMILIA. «Ancora una volta non sono stato ascoltato. Non so più cosa fare, non mi resta che arrendermi». È sconsolato il 22enne Giuseppe Raguso, sulla sedia a rotelle da quando è nato. Ma, come aveva già raccontato alla Gazzetta di Reggio lo scorso maggio, non è la sua spina dorsale bifida a tarpargli le ali.

«Il giorno stesso in cui era uscito l’articolo con le mie segnalazioni sulle barriere architettoniche presenti in città – racconta Giuseppe – l’assessore Annalisa Rabitti mi aveva chiamato e mi aveva chiesto di vederci. Alla fine dell’incontro, che era stato molto piacevole, l’assessore mi aveva detto che mi avrebbe coinvolto in un tavolo di consultazione sui problemi del trasporto e delle barriere architettoniche. Questo invito mi aveva reso molto felice – aggiunge il 22enne – perché vivendo in centro conosco bene le difficoltà che chi è in carrozzina deve affrontare, dal prendere l’autobus al fare la spesa, e avevo molte idee su come far diventare Reggio la città di tutti, finalmente». [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.11491845:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2015/05/25/fotogalleria/la-via-crucis-di-giuseppe-disabile-in-giro-per-reggio-1.11491845]]

Ma ancora una volta i suoi sogni si sono sgretolati. «L’assessore Rabitti, dopo avermi rassicurato dicendo che anche suo figlio è disabile e quindi che mi capiva perfettamente, mi aveva promesso che mi avrebbe mandato una mail per farmi scegliere a quale tavolo partecipare e che poi mi avrebbe contattato per dirmi dove e quando ci sarebbe stato l’incontro. In questi mesi non ho sentito niente – dice con rammarico Giuseppe – e pensavo che non fosse stato organizzato nulla. Invece ho scoperto casualmente che i tavoli di discussione ci sono stati, ma io non sono stato avvisato. Perché prendermi in giro così? – si chiede – Perché non sono stato chiamato? Avrei avuto davvero tante idee da proporre». [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.12040591:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.12040591:1649476655/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Escluso, ancora una volta, da quella “città delle persone” di cui vorrebbe tanto fare parte, Giuseppe è rimasto senza fare niente per qualche giorno, aspettando che la ferita, col tempo, si rimarginasse. Ma poi è riemersa la sua indole da guerriero, quella che da una vita intera lo fa sorridere in sella al suo ruotino e che in maggio l’aveva spinto a rivolgersi alla Gazzetta di Reggio per denunciare che i disabili, qui e ora, sono discriminati.

«Subito ho pensato di arrendermi – conferma Giuseppe, con una scintilla negli occhi – ma poi ho cambiato idea. Sapere che da gennaio a luglio i tavoli si sono incontrati 48 volte, coinvolgendo circa 200 persone ed escludendo me, mi fa arrabbiare. Sono stato preso in giro per l’ennesima volta. Perché – spiega ormai con foga – dopo l’articolo di maggio non è cambiato niente. Allo stadio i posti per i disabili sono sempre dietro alle panchine: la partita non si vede.  [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.11487599:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadireggio/locale/troppe-barriere-architettoniche-a-reggio-emilia/43215/43311]]

"Molti autobus continuano a non avere la pedana: così, se sei sfortunato, ti tocca aspettare la corsa successiva e sperare di riuscire a raggiungere, seppur in ritardo, il posto dove devi andare. I marciapiedi di Reggio – prosegue – sono ancora strettissimi, dissestati e con il cordolo alto. In più, esattamente come quattro mesi fa, sono spesso occupati da biciclette e motorini parcheggiati. Per non parlare della pavimentazione di piazza Prampolini: i dislivelli tra i lastroni e le buche restano, proprio come il rischio di cappottarsi.

"Il mio appello non ha smosso niente, è servito soltanto a farmi illudere da una promessa non mantenuta. Spero solo – conclude Giuseppe – che tra quelle 200 persone che hanno partecipato alle discussioni ci siano molti disabili: non per discriminarvi – scherza – ma difficilmente riuscite a capire le difficoltà quotidiane con cui noi siamo costretti a fare i conti».

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