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L’ex prefetto De Miro ospite alla Giareda

L’ex prefetto De Miro ospite alla Giareda

Ieri pomeriggio in via Gioberti l’inaugurazione della kermesse con una presenza speciale

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REGGIO EMILIA. Con il taglio del nastro da parte del sindaco Luca Vecchi, ieri in piazza Gioberti ha avuto ufficialmente inizio la 36esima edizione della Sagra della Giareda, la più amata dalla città. Alla presenza di tutte le istituzioni del territorio Vecchi ha ricordato come la festa sia anche «un momento di accoglienza, di pace e di giustizia». Soprattutto in un periodo in cui «l’Europa deve ritrovare se stessa a partire dai migranti, non essere solamente luogo di spread e di tassi di interesse».

Il sindaco ha poi voluto sottolineare come quest’anno ci sarà un evento eccezionale, la mostra di padre Fiorenzo Gobbo, resa possibile grazie alle donazioni di molti privati a cui il frate aveva regalato le sue opere. Fra questi anche Antonella De Miro, ex prefetto di Reggio Emilia ed ospite d’eccezione alla Giareda. Attualmente con incarico a Perugia, la De Miro ha infatti raccontato di aver portato con sé un disegno che padre Gobbo le donò il giorno del suo insediamento a Reggio.

Il significato simbolico della Giareda è stato poi ricordato anche dal presidente della Provincia Giammaria Manghi, secondo cui «questa sagra rappresenta per eccellenza il rapporto fra la città e la sua basilica, un’occasione per fare vetrina di sé e ritrovarsi».

Come da tradizione l’inaugurazione si è conclusa con la benedizione del vescovo Massimo Camisasca, che prima ha però voluto salutare l’ex prefetto: «Era una grande amica di padre Gobbo - ha ribadito Camisasca - e Reggio non l’ha dimenticata».

Dopo il taglio del nastro da parte di Vecchi alcuni hanno seguito le autorità nel Chiostro Minore per assistere all’apertura della mostra, mentre altri si sono riversi fra le bancarelle della sagra per degustare i prodotti enogastronomici e comprare quelli di artigianato locale. La cerimonia si è poi conclusa con la messa delle 18.30.

Entusiasmo e allegria fra i reggiani, ma anche una preoccupazione solo sussurrata: «Speriamo non venga a piovere». (l.g.)

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