Un fiume di denaro a disposizione del clan grazie ai prestanome
Cifre roboanti nei conti delle ditte usate come bancomat Dietro c’è Vertinelli. Sequestrate anche le auto di lusso
REGGIO EMILIA. Decine di prestanome al soldo della cosca Grande Aracri gravitano su Reggio. Centinaia addirittura se si allarga il perimetro ai sodali più marginali del clan ndranghetista che fa capo al boss di Cutro Nicolino Grande Aracri. Legami comunque forti che rappresentano la catena del valore che collega la cosca emiliana - considerata di per sè autonoma nell’azione ma sempre fedele alle direttive del boss - a quella cutrese. Le teste di legno sono al centro anche della terza operazione legate all’inchiesta Aemilia che due giorni fa ha portato ad altre tre ordinanze di custodia cautelare in carcere, chieste dalla Dda di Bologna e disposte dal Gip Alberto Ziroldi come supplemento investigativo sul versante patrimoniale, scattato dopo i 117 arresti di gennaio. Una misura eseguita da carabinieri nei confronti di Michele Bolognino - già detenuto in carcere - e soprattutto dei fratelli imprenditori Palmo e Giuseppe Vertinelli, con sequestri per 35 milioni di euro. Tutti e tre uomini d’affari, di cui gli ultimi due molto in vista a Montecchio nel settore edile così come quello della ristorazione, che hanno sempre rigettato l’ipotesi investigativa che li vede utilizzare dei prestanome per celare affari illeciti generati a beneficio anche della cosca cutrese. I fatti sembrano smentire la difesa dei due fratelli, amanti delle auto, della bella vita e con molti soldi contanti a disposizione. Come rilevato dalla Guardia di Finanza di Cremona in un episodio clou dell’inchiesta. Al centro c’è la Secav srl, società che aveva rapporti con una banca di Cavriago. In filiale viene convocato Giuseppe Oppido, testa di legno dei Vertinelli e di Giuseppe Giglio. Oppido si presenta però in banca con Giuseppe Vertinelli (classe 1962), soggetto che apparentemente non dovrebbe avere alcun legame con la società. Nel corso del colloquio, richiesto dal responsabile della filiale con lo scopo di avere opportuni chiarimenti sulla movimentazione del rapporto, Oppido non ha mai risposto alle domande ed è apparso anche confuso in merito alle precisazioni richieste sull'operatività dell'azienda; le risposte, seppur vaghe, sono state fornite soltanto da Vertinelli. Per non parlare, appunto, dei movimenti sospetti di soldi: 372mila euro in bonifici alla Giglio srl, altri 67mila alla Vertinelli srl, 178mila alla Immobiliare 3 fino ai 143mila euro caricate in carte prepagate intestate a Oppido e poi prelevate al bancomat.
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