«Io, Ligabue e le canzoni che cambiano»
Gigi Cavalli Cocchi, batterista del ClanDestino, per la terza volta al Campovolo: «Sui pezzi storici ci saranno sorprese»
REGGIO EMILIA. «Con Luciano abbiamo parlato molto di come riproporre quei brani. Posso solo dire che ci saranno delle piccole novità, che li renderanno un po’ diversi rispetto alle versioni originali». È opinione diffusa tra i musicisti che chi suona la batteria abbia una posizione privilegiata. In mezzo, tra il chitarrista e il bassista, proprio dietro il frontman: la postazione ideale per godere a pieno della magia di un concerto.
Un privilegio che Gigi Cavalli Cocchi conosce molto bene: oltre 300 concerti al fianco di Luciano Ligabue, sin dagli esordi negli anni ‘90, quando insieme ai ClanDestino rivestì un ruolo fondamentale per realizzare il primo album del rocker di Correggio. Subito si spalancarono le porte del successo. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.12031896:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2015/09/03/fotogalleria/in-studio-con-i-clandestino-durante-le-prove-1.12031896]]
Un disco intitolato semplicemente “Ligabue”, entrato nella storia della musica italiana. Brani che il 19 settembre, a distanza di 25 anni, i ClanDestino presenteranno integralmente sul palco del Campovolo, in occasione della grande festa in onore del Liga. E, dietro alle spalle del rocker di Correggio, dopo 25 anni sul palco ci sarà ancora lui: Gigi Cavalli Cocchi, a scandire con le sue bacchette il tempo di una lunga carriera a ritmo di rock. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.12047563:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2015/09/06/fotogalleria/aspettando-campolo-con-gigi-cavalli-cocchi-e-i-clandestino-1.12047563]]
«Se il primo obiettivo è riproporre l’album come è stato registrato, noi nel frattempo abbiamo accumulato delle esperienze dal punto di vista musicale che fanno sì che oggi siamo tutti artisticamente più ricchi, con un bagaglio più ampio da mettere a disposizione per questo concerto indimenticabile». [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12047442:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadireggio/dossier/campovolo-2015-speciale-ligabue/verso-campovolo-il-video-d-epoca-delle-prove-di-ligabue-e-clandestino/46440/46536]]
Cavalli Cocchi, si torna al Campovolo. Come ci si prepara per un evento di queste proporzioni?
«Intanto pensandoci il meno possibile, perché avere la percezione che ci saranno davvero 150.000 persone ad ascoltarti un pelino di ansia può provocarlo. In realtà diciamo che c’è una lunga preparazione individuale per ogni musicista. Vuol dire ripassare i brani per settimane, ripassarsi la propria parte, anche se sono canzoni che fanno parte del nostro Dna. La grande sorpresa è riprendere in mano quel materiale, che è un po’ come un ritorno a casa. È una strada che si conosce molto bene».
D’altronde per i ClanDestino sarà la terza volta al campovolo. Che ricordi ha degli altri due concerti?
«Un ricordo straordinario: di trovarsi davanti a un’audience così numerosa e, per la prima volta nella mia carriera, suonare davanti a così tanta gente, dà la percezione di essere uno dei protagonisti di un evento unico. Sia nel 2005 che nel 2011 si è respirata una grande energia, che si muove dal pubblico al palco e dal palco verso il pubblico: un unico grande cuore che pulsa per questo grande evento che stai facendo, di cui ti senti anche un po’ responsabile». [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12047441:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadireggio/dossier/campovolo-2015-speciale-ligabue/ligabue-al-campovolo-i-clan-destino-in-sala-prove/46372/46468]]
Nel 2005 fu un’esperienza anche un po’ pioneristica. E non mancò purtroppo qualche problemino audio. È stato coraggioso riprovarci ancora nel 2011, non crede?
«Quattro palchi montati, con così tanta gente. Il primo Campovolo è stato qualcosa che non era mai stato fatto prima. In questi casi è ovvio che ci si espone anche a rischi. Sono arrivate anche critiche perché una parte di pubblico non ha sentito benissimo alla perfezione».
E voi sul palco vi siete accorti che qualcosa non stava andando?
«La percezione di ciò che era accaduto l’abbiamo avuta un po’ dopo. Sul momento ci siamo resi conto che qualche cosina forse non stava funzionando alla perfezione per tutti, ma nel momento in cui abbiamo cominciato a suonare tutto è stato spazzato via. E subito abbiamo avuto la sensazione che le cose avevano ripreso ad andare per il verso giusto. Sicuramente in quella sconfinata marea di persone c’è stato qualcuno che non ha sentito nel modo migliore. Ma, pensando ad esempio a festival come Woodstock, dico sempre che diventa quasi impossibile in eventi del genere ascoltare ovunque come se si fosse di fronte allo stereo di casa propria». [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12047439:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadireggio/dossier/campovolo-2015-speciale-ligabue/ligabue-verso-campovolo-le-prove-dei-clandestino/46420/46516]]
Poi il grande ritorno nel 2011, dove tutto filò liscio.
«Dall’esperienza del 2005 lo staff di Ligabue hai imparato moltissimo. E da questa esperienza ha capito che era difficile poter riproporre uno spettacolo fatto come nel 2005. Con il Campovolo del 2011 sono state riportate un po’ indietro le lancette dell'orologio, proponendo un unico palco, con un unico fronte sonoro. Una soluzione che non ha dato assolutamente problemi, lasciando tutti davvero felici del risultato».
Ora si torna al Campovolo. Ma come cambiano le canzoni di Ligabue in 25 anni?
«Intanto come siamo cambiati noi. Le canzoni cambiano conseguentemente. Con Luciano abbiamo parlato molto di come riproporre quei brani: ci sarà una parte molto legata alle versioni originali, quindi ci saranno sicuramente brani riproposti nella versione del disco del 1990. Ma con delle piccole novità che non posso svelare».[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12047437:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadireggio/locale/le-prove-di-campovolo-piccola-stella-senza-cielo-e-angelo-nella-nebbia/46485/46581]]
Ma c’è una canzone alla quale lei è particolarmente legato?
«Se parliamo del primo album, si fa fatica a lasciarne fuori qualcuna. Diciamo che “Balliamo sul mondo”, dal punto di vista puramente sentimentale, è un brano che secondo me è straordinario perché ha avuto una potenza è una capacità di penetrazione che pochi brani hanno potuto vantare. Inevitabilmente c’è una forma di affetto per quella canzone. È stata la prima che ci ha permesso di aprire la porta principale della popolarità. Però in realtà io amo molto le ballate di Luciano, dove credo che dia veramente il meglio. Con le ballate Luciano riesce a toccare delle corde del cuore. Quindi direi che una delle mie preferite è “Piccola stella senza cielo”. Poi però c’è anche “Sogni di rock’n’roll”. In realtà sono tutti brani che ancora oggi mi emozionano. Perchè la verità è sono particolarmente legato a tutti i brani di quell’album davvero indimenticabile».
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