Gazzetta di Reggio

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«Mai ricevuto soldi dalla ’ndrangheta»

di Tiziano Soresina
«Mai ricevuto soldi dalla ’ndrangheta»

Interrogatori, i fratelli Vertinelli replicano alle accuse: «Quattrini frutto del nostro lavoro. Bolognino? Mai avuto contatti»

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REGGIO EMILIA. Sono durati circa due ore ieri mattina gli interrogatori di garanzia – in carcere – dei due fratelli imprenditori Palmo e Giuseppe Vertinelli (rispettivamente di 54 e 53 anni) che si sono difesi a spada tratta sulle ulteriori accuse (prevalentemente reimpiego dei beni illeciti in attività lecite e intestazione fittizia) che hanno riaperto per loro le porte della Pulce.

In soldoni, la Dda di Bologna ritiene i due fratelli (originari di Cutro ma da tempo residenti a Montecchio) gli “affaristi” della cosca Grande Aracri, capaci di investire il denaro “sporco” in attività lecite che solo apparentemente erano guidate – ai vertici delle società – da persone rivelatesi solo delle “teste di legno”. Attraverso l’analisi della documentazione contabile, gli investigatori hanno infatti evidenziato la riconducibilità agli indagati in ogni processo decisionale interno alle aziende (attive in vari settori, visto l’inserimento in campo edile nella white list da parte della prefettura): qualsiasi “ordine” relativo alle operazioni aziendali veniva vagliato e gestito da chi realmente stava dietro ai prestanome, finiti quest’ultimi pure loro nel registro degli indagati. E relativamente all’attività di ristorazione “Millefiori” di Montecchio spuntano i legami con un altro personaggio considerato di spicco nella cosca cutrese-reggiana (il 48enne Michele Bolognino) Inoltre nell’ordinanza si pone l’accento sulla sproporzione rispetto ai redditi dichiarati da Palmo e Giuseppe Vertinelli nonché dai loro familiari. Sempre secondo l’Antimafia gli investimenti iniziali del tutto sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati, hanno consentito ai Vertinelli di espandere l’attività commerciale. Un “quadro” emerso in “Aemilia ter” (che si va ad aggiungere all’imputazione di partecipazione all’associazione a delinquere di tipo mafioso emerso nel filone principale di “Aemilia”) a cui i due fratelli imprenditori – assistiti dall’avvocato Alessio Fornaciari e dall’avvocatessa Maria Battaglini (in sostituzione di Gaetano Pecorella, collega di studio nonché notissimo penalista) – hanno replicato punto su punto davanti al gip Antonella Pini Bentivoglio.

«Entrambi negano di aver ricevuto soldi dal clan – dice al termine degli interrogatori l’avvocato Fornaciari – spiegando che le risorse utilizzate sono il frutto del loro lavoro. Soldi che hanno lasciato dentro alle loro società e con quei capitali hanno finanziato tutto il Gruppo. Senza l’ausilio di documenti, quindi con comprensibili difficoltà, i due fratelli sono entrati nelle pieghe delle varie società entrate nell’inchiesta, smentendo che fossero guidate da prestanome, i legali rappresentanti sono reali. I contatti con Bolognino? Sapevano chi era, ma non hanno mai avuto rapporti con lui».

Gli atti relativi ai due interrogatori di garanzia – effettuati ieri per rogatoria dal gip Pini Bentivoglio – verranno ora girati a chi ha firmato l’ordinanza di “Aemilia ter”, cioè al gip bolognese Alberto Ziroldi.

Al momento i due Vertinelli rimangono in carcere, ma i loro difensori già annunciano che faranno ricorso davanti al Riesame di Bologna.

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