Martina: «Primo, ridurre lo spreco del cibo»
Il ministro alle politiche agricole ospite a Festareggio. Fra i temi affrontati quello delle agroenergie
REGGIO EMILIA. Ridurre lo spreco alimentare, trasmettere nelle giovani generazioni la cultura del cibo e regolamentare l’uso delle biomasse. Questi alcuni degli argomenti affrontati venerdì a FestaReggio durante l’incontro “Cibo: abbatti lo spreco, conserva il valore”.
Ospite d’eccezione il ministro alle politiche agricole, alimentari e forestali con delega all’Expo Maurizio Martina. A dialogare con lui Sauro Bandi, delegato regionale Caritas Emlia Romagna, Paolo Cattabiani, presidente Coop consumatori nordovest, Vanna Iori, deputata Pd e Leana Pignedoli, senatrice Pd. «Sullo spreco l’Italia non è all’anno zero - rassicura il ministro, interrogato dal giornalista di Repubblica Jenner Meletti - da anni portiamo avanti diversi progetti di sperimentazione presi a modello in tutta Europa». Fra questi il riutilizzo di una parte di cibo che normalmente andrebbe buttato per fare azioni di solidarietà verso gli indigenti. Un progetto che secondo Martina, «porta al recupero di circa 500mila tonnellate di cibo l’anno, con l’obbiettivo di arrivare a un milione nel 2016».
Sul tema delle agroenergie, invece, il dibattito è ancora pienamente in corso. Attualmente la normativa è «forse troppo permissiva – ammette il ministro – dobbiamo invece tendere a un modello che permetta l’uso solo di alimenti di scarto». Allo stesso modo anche i piccoli e medi impianti di biomassa, più virtuosi, «vanno aiutati di più rispetto ai grandi, e dobbiamo anche aumentare gli incentivi per sopperire la minor resa delle biomasse di scarto rispetto a quelle pure».
Se l’Italia è virtuosa sulle sperimentazioni, non lo è invece sull’età media di chi lavora la terra. Rispetto alla media europea dell’8% di agricoltori under 30, il nostro Paese è infatti al 5%. Anche su questo fronte però il Governo sta lavorando, «aumentando gli aiuti diretti in campo zootecnico, garantendo mutui a tasso zero agli under 40 e destinando 500 ettari di terra demaniale all’uso agricolo, con incentivi per gli under 40».
Oltre all’introduzione di nuove norme, tuttavia, secondo la senatrice Pignedoli è anche necessario «insegnare ai cittadini il valore del cibo. Bisogna introdurre nelle scuole l’educazione al cibo, far capire la fatica che c’è dietro a quello che mangiamo, non tutto può essere prodotto in due minuti». Dello stesso avviso anche la deputata Iori, che ha poi puntato il dito contro il problema dell’obesità infantile: «come Paese siamo 3 punti percentuale sopra la media europea, mentre al sud il 40% dei bambini è obeso. Serve anche in questo campo formazione sia a scuola che per le madri». (l.g.)
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