Raffica di furti alla sagra della Giareda
Reggio Emilia: ladri in azione anche di giorno. La rabbia dei commercianti: «Siamo da soli, costretti a dormire nei furgoni per paura»
REGGIO EMILIA. Borse, caramelle, oggetti di antiquariato e incassi della giornata. Alla Giareda, arrivata alla sua 36esima edizione, è vera e propria emergenza furti. Da quando il 3 settembre è cominciata la manifestazione un gruppo di ladri si è dato al saccheggio notturno delle bancarelle, in pieno centro città.
Carmen Bertazzoni, che partecipa alla Giareda da 12 anni, parla di «almeno 30 commercianti rapinati. A me hanno rubato delle cucce per cani, guarda caso le più costose». L’idea che circola fra i derubati, infatti, è quella che i malviventi vadano a colpo sicuro, sapendo già da prima cosa prendere.
«Domenica notte hanno aperto il telo che chiude lo stand - racconta l’antiquario Giancarlo Albertini - hanno divelto l’anta di una vetrina e hanno rubato una scatola contenente pietre preziose. Oltre al danno la beffa, hanno lasciato anche l’orma di una scarpa su un mobile». [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.12053856:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.12053856:1649478703/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Alla Giareda di scippi e taccheggi se ne erano visti, ma è la prima volta che si verificano furti di questo tipo. Così come è la prima volta che i ladri entrano direttamente nei furgoni dei commercianti che fungono da deposito merci. Sempre di domenica, questa volta in pieno giorno, i criminali hanno rotto il finestrino di un camper, sono entrati nella vettura ma non hanno trovato nulla di valore da rubare.
«Chi prima chi dopo - raccontano esasperati i venditori - molti di noi hanno subito tentativi di effrazione direttamente nei camion». Il problema è che «li hanno fatti parcheggiare dietro la chiesa della Ghiara - spiega Stafano Collini davanti alla sua bancarella di scarpe - ma c’è poco controllo. Io ieri notte ho dormito fino alle 5 di mattina dentro al camioncino». [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.12053854:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.12053854:1649478703/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Ma non tutti possono fare la stessa cosa. Maria Luisa Gianoli lavora con una sua collega in uno stand che vende capi di abbigliamento. Loro hanno subito uno dei furti più grossi, e hanno fatto denuncia ai carabinieri: «Ci hanno valutato un danno di 650 euro, e ci hanno consigliato di dormire direttamente qui. Ma come facciamo, non siamo più ragazzine e la sera dobbiamo anche tornare a Modena».
I ladri sono entrati nella notte fra venerdì e sabato e dopo aver tagliato la tenda hanno preso a colpo sicuro 15 abiti da 40 euro l’uno, tutti firmati. I più costosi che erano in vendita: «Ci hanno rovinato la fiera, se non ci risarciscono il danno in qualche modo io il prossimo anno non vengo». [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.12053855:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.12053855:1649478703/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Qualcuno però questa volta ha visto qualcosa. Il proprietario di un forno che ha sede proprio davanti allo stand ha infatti notato dei movimenti sospetti. «Saranno state le 3 di notte - racconta la moglie - e stavamo facendo il pane. Mio marito ha visto uscire dalla tenda due ragazze, alte e magre, mentre altri due ragazzi le aspettavano sul lato opposto della strada. Lì per lì ha pensato fossero le due proprietarie, per questo non ha avvertito le forze dell’ordine».
Il primo furto è avvenuto già la prima notte in una bancarella che vende dolciumi per bambini. «Mi sono accorta subito che c’era qualcosa che non andava - spiega Maria Ceccarino - per terra c’era una scia di caramelle. Poi ho controllato l’incasso: sparito. Per fortuna era solo di una trentina di euro». Insomma bastano pochi spicci per attirarsi l’attenzione dei ladri. Per questo c’è chi parla di ragazzate e chi invece dà la colpa agli zingari, ma il sentimento comune è la rabbia.
Seguita dalla paura: «Reggio città sicura? Sì, forse 20 anni fa!» è il commento più frequente fra i commercianti. «Come molti reggiani abito in collina, e ormai quando vengo in città non lo faccio mai da sola» racconta un’altra ragazza.
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