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Chiesto il processo per Giovanni Vecchi e gli altri 22 indagati

Chiesto il processo per Giovanni Vecchi e gli altri 22 indagati

Chiuso anche il secondo troncone dell’inchiesta della Dda Sotto la lente le società e i nomi ritenuti prestanome del clan

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REGGIO EMILIA. Ventitré richieste di rinvio a giudizio. E’ l’ultimo atto dell’inchiesta della Dda di Bologna “Aemilia bis” contro la ’ndrangheta reggiana.

Prosegue spedito - dal 28 gennaio scorso, data dei primi blitz - il lavoro dell’Antimafia in terra emiliana. E ancora una volta, in tempi strettissimi è arrivata alla richiesta del processo per tutti gli indagati, tra cui l’imprenditore reggiano Giovanni Vecchi e il boss Nicolino Grande Aracri.

GLI ARRESTI. Era l’alba del 16 luglio scorso quando scattò la fase 2 di “Aemilia”, con un elicottero dei carabinieri che alle 4.30 svegliò la città annunciando una nuova clamorosa ondata di arresti.

A fare scalpore fu soprattutto il nome di un imprenditore reggiano, Giovanni Vecchi, della compagna Patrizia Patricelli: per gli investigatori erano i prestanome del clan, per i rapporti d’affari con Michele Bolognino e Alfonso Diletto. Anche per questi ultimi scattò, l’arresto notificato in carcere dove già erano ristretti da gennaio. Furono in tutto 19 le persone per le quali il giudice Alberto Ziroldi firmò l’ordinanza di arresto, tra carcere e domiciliari. Ma gli indagati sono in tutto 23: oltre a Vecchi, Patricelli, Diletto e Bolognino, ci sono Francesco Spagnolo, Bruno Milazzo, rancesco Muto, Antonio Muto (1973), Jessica Diletto, Emanuela Morini, Ibrahim Ahmed Abdelgawad, Domenico Bolognino, Catianna Bolognino, Abdellatf El Fatachi, Mihai Vrabie, Antonio Petrone, Gennaro Garage, Loris Tonew, Gianluigi Sarcone, Silvano Vecchi, Alfonso Patricelli.

INCHIESTA PATRIMONIALE. E’ ai patrimoni che guarda la fase due dell’inchiesta che ha scosso l’Emilia. Al giro di società che, secondo gli investigatori, pur essendo formalmente intestate ad altre persone in realtà farebbero sempre riferimento ai capi dell’associazione. E, attraverso di loro, al boss Nicolino Grande Aracri.

Secondo la procura di Bologna, inoltre, il controllo e le direttive non erano venute meno anche quando molti di loro erano finiti in cella, a gennaio.

Questi nomi si aggiungono ai 219 dell’inchiesta Aemilia 1 - molti ritornano in questa - per i quali è già stato chiesto il processo.

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